milleanni non è mai

Le politiche di Pace e disarmo

Pace3016-995/7

Le politiche di Pace e Disarmo

siano al centro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

A.- Presentazione

Le 12 proposte elaborate dalla Rete Italiana Pace e Disarmo

per il Piano di Rilancio europeo Next Generation EU

Le risorse messe in campo per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza possono essere un’occasione per realizzare politiche di “pace e disarmo”. È questo l’obiettivo che si propone la Rete italiana Pace e Disarmo che ha elaborato un documento con 12 progetti come contributo al processo di formazione del programma “Next Generation Italia”.

Le cose da fare sono tante: investire nel sistema sanitario pubblico universale, nella scuola, nella messa in sicurezza del nostro territorio, nell’industria e nella produzione pulita, sostenibile, civile e nel lavoro stabile, sicuro e con diritti, nell’economia disarmata, nella cooperazione e nella solidarietà, tanto dentro il nostro Paese quanto esternamente con partenariati a sostegno dei Paesi e delle popolazioni in difficoltà.

Le linee guida sulle quali la Rete si è mossa con proposte precise, concrete e realizzabili, sono: superare la visione nazionale, per una politica estera che guardi all’Europa come “potenza di pace”; la riconversione per un’economia disarmata e sostenibile; la difesa civile non armata e nonviolenta; il servizio civile universale; l’educazione alla pace dall’infanzia all’Università.

Agire per la ripresa con resilienza è il nuovo patto comune: c’è bisogno di un visione profetica, di un respiro ampio, di una nuova capacità di governo. La nonviolenza politica è lo strumento e il fine che la Rete ha assunto. Per questo riteniamo prioritario orientare il rilancio del nostro Paese ai principi ed ai valori della pace, della cooperazione, della solidarietà, al rispetto dei diritti umani per tutti, senza discriminazione alcuna. D’altra parte questo è l’unico modo per essere coerenti con i principi e valori dei Trattati europei e con la nostra Costituzione.

Il confronto politico che ha portato alla crisi e ora alla formazione del nuovo governo ruota attorno ad un nodo non ancora sciolto: come uscire dall’emergenza e dalle difficoltà economiche, sanitarie, sociali, ecologiche nelle quali il Paese si trova, sapendo che l’Italia è la maggiore beneficiaria dei Fondi UE per complessivi 209 miliardi di euro.

La RiPD si rivolge dunque al Governo, al Parlamento nel suo insieme e alle Commissioni di Camera e Senato che dovranno esprimere un parere, alle forze politiche e sociali, e a tutti quei tavoli ai quali si sta discutendo del PNRR, offrendo il proprio punto di vista e le proprie competenze su questioni decisive che riguardano l’intero corpo sociale e le future generazioni in particolare.

Finora, purtroppo, il confronto tra le forze politiche si è limitato ad alcuni aggiustamenti, seppur importanti, sull’assegnazione delle quote dei fondi messi a disposizione dall’Europa, senza rivedere e rafforzare i contenuti innovativi e “di sistema” della proposta di Piano. Se è vero, come è vero, che non si può vivere sani in un mondo malato, è assolutamente prioritario avere chiaro l’orizzonte verso il quale guardare: tutelare e valorizzare il comune futuro, significa ripensare completamente l’idea stessa di sviluppo. Non si deve puntare sulla quantità, ma bisogna perseguire la qualità del progetto.

La RiPD lavorerà da oggi in poi affinché il prossimo governo accolga le nostre indicazioni sul PNRR. Ci auguriamo che ci sia la consapevolezza dei limiti della proposta di Piano sinora elaborato e la volontà di recepire i saperi che vengono dalla società civile. Ci vogliono coraggio e visione che, coniugati con un sano realismo, possano davvero garantire un futuro amico ad un Italia capace di immaginare e realizzare “pace e disarmo”.

B.- Proposte

RETE ITALIANA PACE E DISARMO

12 PROPOSTE DI PACE E DISARMO PER IL PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA

LE PROPOSTE PER IL RILANCIO DELL’ITALIA DELLA SOCIETÀ CIVILE CHE LAVORA

PER LA PACE E IL DISARMO

     Nella bozza del PNRR del 12 Gennaio 2021 vi sono spazi e opportunità di inserimento di specifici progetti di “pace e disarmo”. Il piano è composto da sei missioni (6), quattordici componenti (14), quarantasette linee di intervento (47) tre trasversalità (3), che hanno bisogno della volontà di ricercare armonia e coerenza con i “principi e valori” dei Trattati europei e con quanto definito dalla nostra Costituzione.

     Qui, di seguito, riportiamo le riflessione e le richieste quali contributi per la definizione del PNRR, disponibili a confrontarci con chi avrà il compito di procedere alla sua stesura finale.

IL PNRR NON PUÒ RIMANERE DENTRO UNA VISIONE NAZIONALE

“Non c’è un mondo di ieri a cui tornare, ma un mondo di domani da far nascere rapidamente”. Questa consapevolezza è espressa nell’introduzione al PNRR, ma inutilmente si cercherebbe nel piano una indicazione su quale mondo far nascere, salvo un fugace richiamo ad un “Europa Geopolitica”, “finalmente protagonista sullo scenario globale”. Un po’ poco per affrontare le crisi globali a cui stiamo assistendo.

     Come sta dimostrando la pandemia, il progredire del riscaldamento globale, del fenomeno migratorio o delle disuguaglianze per affrontare questi temi sono necessarie azioni pubbliche globali e coordinate, che non sono possibili in un mondo dominato dalla competizione tra le nazioni e dall’uso della forza. Anzi in un mondo del genere le molteplici crisi sfociano nella guerra, come è già dato vedere.

     Occorre quindi una nuova politica estera italiana ed europea che abbia come obiettivo la costruzione di una comunità globale con un futuro condiviso, riprendendo il progetto delle Nazioni Unite di messa al bando della guerra e di collaborazione tra i popoli come elemento dominante delle relazioni internazionali. 

     In questo contesto l’Italia e L’Europa dovrebbero assumere una posizione di neutralità attiva nel crescente conflitto tra grandi potenze per svolgere un ruolo autonomo di mediazione dei conflitti. Un’Europa non allineata come “potenza di pace” e che metta tutto il proprio peso economico e politico sul multilateralismo e la collaborazione tra ipopoli è la migliore garanzia per il futuro della pace ed anche per il progresso globale dei diritti umani.

     Il PNRR mette inoltre molta enfasi sulla necessità di superare le disparità interne, di genere, territoriali, di reddito, ecc., ma non affronta il problema delle disparità tra l’Italia, l’Europa stessa e il resto del mondo. Una disparità particolarmente rilevante con riferimento al bacino del Mediterraneo e all’Africa e che è uno dei driver fondamentali delle migrazioni.

     Immaginare uno sviluppo economico che guardi solo all’interno che non includa le popolazioni a sud del Mediterraneo o che addirittura faccia crescere la disparità, significa preparare un futuro di ulteriori guerre e violenza, oltre che condannare milioni di individui ad emigrare verso l’Europa e l’Europa stessa a trasformarsi in fortezza.

PROPOSTA 1.- Occorre una nuova politica estera che definisca come interesse nazionale il cosviluppo con i popoli del sud e la soluzione negoziata dei conflitti che impegni tutti gli strumenti a disposizione, diplomatici, economici e di cooperazione, compresa la revisione degli accordi commerciali sfavorevoli, con l’obiettivo esplicito di inclusione e di riduzione delle disparità con le popolazioni vicine.

PROPOSTA 2.- Ricollocare una parte consistente dei fondi ora utilizzati per le missioni militari alla cooperazione e agli aiuti allo sviluppo per raggiungere l’impegno preso in sede ONU di destinare a questo lo 0,7% del bilancio dello Stato.

RICONVERSIONE PER UN’ECONOMIA DISARMATA E SOSTENIBILE

     Il futuro dell’economia e del lavoro non si gioca solamente sull’innovazione e sulle nuove tecnologie ma con altrettanta forza sul cosa produrre, con quali risorse e con quali conseguenze per la salute e per l’ambiente.

     Lavoro dignitoso e sostenibilità implicano una visione globale del sistema economico, delle sue finalità, dell’impatto che produce nella società e nell’ambiente.

     Forse è il caso di ricordare che la comunità internazionale, uscita dai disastri delle due grandi guerre del novecento, dando vita alle Nazioni Unite, indicò nella definizione di «benessere, sicurezza e sviluppo» i grandi obiettivi di lungo periodo della comunità

internazionale civile e delle sue politiche, chiamate quindi ad orientare e governare l’economia globale.

     Nella realtà ben sappiamo che il sistema economico dominante e le relazioni tra stati hanno prodotto benessere sì, ma con una tale concentrazione di ricchezza in mano a poche persone e gruppi da provocare profonde diseguaglianze e povertà endemica in interi continenti, un sistema economico che sta distruggendo l’equilibrio climatico e la stessa sopravvivenza del pianeta e dei suoi abitanti, una stabilità politica e sociale mantenuta con la deterrenza delle armi di distruzione di massa e con una spesa militare in continua crescita.

     Nei momenti di crisi e di impazzimento del sistema, sempre più frequenti per acutizzarsi dei problemi strutturali ed irrisolti, i diritti e la salute delle lavoratrici e dei lavoratori sono i primi ad essere tagliati e calpestati, messi sotto il ricatto del «non esistono alternative, prendere o lasciare ».

     Basta citare i casi più noti dell’ultimo periodo, quali ILVA di Taranto o la questione della fabbrica RWM di Domusnovas nel Sulcis, per comprendere come l’assenza di una politica economica ed industriale attenta, lungimirante e responsabile, possa determinare drammi e disastri sulla vita delle persone e sull’ambiente.

     La sostenibilità dell’economia è un punto centrale dell’Agenda 2030 come del futuro della democrazia e della convivenza dell’umanità e della vita del pianeta.

Per sostenibilità si intende:

➡ il rispetto ed un utilizzo duraturo delle risorse naturali;

➡ la sostituzione delle fonti energetiche inquinanti e non rinnovabili con fonti di energia pulite e rinnovabili;

➡ il lavoro inteso come un bene comune universale e non come una merce, quindi protetto e tutelato come parte integrante dei diritti umani fondamentali;

➡ il buon governo del pianeta e la pace tra popoli e nazioni;

➡ la riconversione dell’economia di guerra all’economia di pace.

     La riconversione dell’industria militare ha un suo quadro di riferimento giuridico, grazie alla Legge 185/1990 che, oltre a regolamentare la vendita di armi, ha un paio di passaggi nelle Disposizioni Generali che rinviano alla questione della riconversione:

     Art.1. Comma 3: “Il Governo predispone misure idonee ad assecondare la graduale differenziazione produttiva e la conversione ai fini civili delle industrie nel settore della difesa.”

     Art. 8 comma 2, relativo all’istituzione di un Ufficio di coordinamento della produzione di materiali di armamento, che attribuisce le seguenti funzioni:“L’Ufficio contribuisce anche allo studio ed alla individuazione di ipotesi di conversione delle imprese, in particolare identifica le possibilità di utilizzare per usi non militari di materiali derivati da quelli di cui all’articolo 2, ai fini di tutela dell’ambiente, protezione civile, sanità, agricoltura, scientifici e di ricerca, energetici, nonché di altre applicazioni nel campo civile.”

PROPOSTA 3.- Inserire nelle missioni di Transizione Ecologica (Missione 2) e di Istruzione e Ricerca (Missione 4) la componente della riconversione dell’industria militare all’industria civile, la riqualificazione professionale, fondi per lo sviluppo locale sostenibile nelle aree oggetto di riconversione.

PROPOSTA 4.- Istituire l’Agenzia Nazionale per la riconversione dotandola di fondi necessari per ricerche e studi da collegare alle altre istanze di programmazione e di investimento economico; riprendendo la proposta di legge, depositata alla Camera dei deputati nel 2006, che prevedeva la costituzione di un’agenzia nazionale per la riconversione

dell’industria bellica, il finanziamento dei progetti in parte a carico delle stesse imprese (1% del fatturato), in parte con il contributo volontario dei cittadini attraverso l’8/1000, in parte a carico dello Stato con la minor spesa per la difesa.

PROPOSTA 5.- Nella bozza del PNRR a pagina 28 è indicato un fondo di 1,2 Miliardi di Euro per learee di crisi di Taranto e del Sulcis per generiche “strategie territoriali”. Per quanto riguarda il territorio del Sulcis, occorre specificare e considerare come azione prioritaria la riconversione della produzione di armamenti in altre produzioni ad uso

civile, riqualificando il territorio, valorizzando le professionalità e garantendo occupazione e stabilità lavorativa.

DIFESA CIVILE NONVIOLENTA

     Nelle cosiddette “riforme di settore” è necessario introdurre una diversa concezione di difesa della patria, non più solo militare, ma moderna, civile, rivista alla luce dei nuovi bisogni e dei diritti, della convivenza pacifica tra i popoli, fondata su rifiuto delle

guerre e sul principio della nonviolenza.

PROPOSTA 6.- Nel PNRR, va inserita questa riforma di settore, riattivando il percorso di discussione e di approvazione della proposta di legge presentata nella XVIII Legislatura come Petizione n. 539 e depositata alla Camera il 21 luglio 2020 e come Petizione n. 588 e

depositata al Senato il 3 giugno 2020, e assegnata alle Commissioni riunite 1 (Affari costituzionali) e 4 (Difesa): una riforma organica del sistema di difesa del nostro paese, in ottemperanza con gli articoli 11 e 52 della Costituzione, per l’istituzione e definizione delle modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta.

     Cosa sia e cosa significhi oggi la “difesa della patria”, lo hanno chiarito alcune sentenze della Corte Costituzionale che, a partire dal 1985, hanno introdotto nella giurisprudenza italiana il principio di forme di difesa alternative a quella militare, finalizzate a “concorrere alla difesa della Patria con mezzi ed attività non militari”.

Questo impianto giuridico finalmente riconosce la difesa non più soltanto in attività finalizzate a contrastare o prevenire un’aggressione esterna, ma le attribuisce ruolo e forme di impegno sociale nonviolento e non armato, volte all’educazione, alla pace

tra i popoli, nonché alla salvaguardia e alla promozione dei principi e valori comuni e fondanti il nostro ordinamento.

     Non vi è dubbio che il concetto stesso di difesa della patria ha visto una evoluzione, sia culturale che concettuale, di un nuovo orizzonte politico ed identitario; i confini del paese sono oggi i confini d’Europa; molti istituti e soprattutto le politiche

giovanili, avvengono oggi in chiave europea, non più solo nazionale. Di questo bisogna tenere conto quando si parla di difesa della patria.

     L’emergenza sanitaria, e la conseguente crisi sociale ed economica, hanno messo in evidenza come una vera difesa della Patria si possa configurare solo come la salvaguardia della vita, dei diritti, delle aspirazioni positive di tutti i cittadini e delle comunità che la compongono. Una direzione contraria a quanto avvenuto negli ultimi anni, con una continua erosione di fondi per sanità, scuola, welfare,

manutenzione e messa in sicurezza del territorio, erosione contemporanea ad una crescita della spesa militare per armi ed esercito.

     Capisaldi del disegno di Legge sono il servizio civile universale e la protezione civile, come elementi della difesa della Patria, l’istituzione dei corpi civili di pace e di un Istituto di ricerche per la pace e la soluzione dei conflitti. Compiti del Dipartimento:

predisporre piani per la difesa civile, non armata e nonviolenta, curandone la sperimentazione e la formazione della popolazione, di svolgere attività di ricerca per la pace, il disarmo, la riconversione civile dell’industria bellica, di favorire la prevenzione dei conflitti armati, la riconciliazione, la mediazione, la promozione dei diritti umani, la solidarietà internazionale e l’educazione alla pace.

PROPOSTA 7.- Tali direttrici di azione vanno inseriti come obiettivi nella Missione 2 Componente 4 (Tutela e valorizzazione del territorio) e Missione 5 Componente 2 (Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore), infatti le politiche della Difesa civile comprenderanno i corpi civili di pace e l’Istituto di ricerche sulla Pace e il Disarmo e avranno forme di interazione e collaborazione con il Dipartimento della Protezione civile, il Dipartimento dei Vigili del Fuoco ed il Dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio Civile Universale.

SERVIZIO CIVILE UNIVERSALE

     La pandemia ha dimostrato tutta l’attualità di dotare il Paese di strumenti e persone capaci di affrontare situazioni di crisi, promuovendo i valori di solidarietà e partecipazione a cui la nostra Costituzione ci chiama, e contribuendo quindi ad accrescere la resilienza delle comunità. I caratteri della crisi (sanitaria, sociale, educativa, economica) che sta attraversando l’Italia, l’Unione Europea e tutti i continenti confermano la necessità di avere una forma civile, non armata e nonviolenta di difesa, attrezzata in modo adeguato, in uno scenario futuro nel quale le Nazioni Unite e molte agenzie civili indicano la promozione dei diritti umani, del benessere per tutti e per tutte, della tutela dell’ambiente come la via per la costruzione di una pace positiva e di una reale coesione sociale. Fra gli strumenti del nostro Paese il SCU si è dimostrato capace fin dal Marzo 2020 di adeguare o riconvertire le attività negli specifici territori per rispondere all’impatto del COVID-19. I dati del monitoraggio periodico prodotto dal Dipartimento Politiche Giovanili e Servizio Civile Universale della Presidenza del Consiglio dei Ministri lo dimostrano.

     Le funzioni intermedie del SCU (il sostegno alla vita delle comunità, in Italia e all’estero, attraverso la realizzazione dei progetti curati dalle organizzazioni accreditate, l’opportunità di imparare facendo data ai giovani) trovano nel concorso alla difesa del Paese in modo civile e non armato la finalità generale, come stabilito all’Art 8, comma 1, lettera a) della legge 106 del 2016, ribadita dall’Art. 2 del Decreto Legislativo n. 40/2017. La Programmazione Triennale e Annuale, definita con decreto del ministro delegato, d’intesa con le Regioni e Province Autonome e con il parere della Consulta Nazionale del Servizio Civile, basata sulla partecipazione del SCU alla realizzazione degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, è lo strumento normativo quadro che indirizza le scelte delle organizzazioni accreditate nelle attività programmatiche e progettuali da sottoporre alla valutazione dell’organo statale a cui è attribuita dalla legge la gestione del SCU: il Dipartimento Politiche Giovanili e SCU della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

     La molteplicità di obiettivi realizzabili attraverso il SCU rende pienamente coerente e diremmo dovuta la collocazione del SCU fra gli obiettivi del PNRR. Basti pensare che una buona percentuale dei programmi che gli enti accreditati si apprestano a realizzare nei prossimi mesi sono finalizzati alla riduzione delle ineguaglianze, e in particolare all’inclusione delle persone fragili nella vita sociale e culturale del Paese.

Nota critica 1: non possiamo non segnalare il mancato coinvolgimento degli attori del sistema del servizio civile nel processo di costruzione del PNRR in corso da mesi.

Nota critica 2: ci saremmo aspettati la collocazione del sistema del servizio civile fra le azioni di promozione della cittadinanza attiva, con una esplicitazione della sua finalità di difesa civile non armata e nonviolenta della Patria

PROPOSTA 8.- Mantenere ferma la scelta della missione 5 “Inclusione e coesione” che trova la sua ragion d’essere nella trasversalità degli obiettivi generali, riteniamo che sia doveroso e coerente rispetto agli scopi legislativi del Servizio Civile Universale lo spostamento della sua collocazione da “Politiche attive del lavoro” a “Infrastrutture

sociali, famiglie, comunità e terzo settore” per valorizzare appieno il ruolo chiave che il Terzo Settore svolge nel sistema del SCU e l’impatto dei giovani volontari nelle comunità dove svolgono il servizio.

PROPOSTA 9.- Potenziamento e stabilizzazione del contingente annuo. I 250 milioni chiesti all’Europa che si aggiungono ai 400 stanziati per il 2021 e il 2022 dal Governo devono significare contingenti di 80.000 opportunità all’anno per una stabilizzazione che non è ancora il Servizio Civile Universale nel quale ogni giovane che chieda di farlo e che ne abbia i requisiti lo possa fare, ma apre comunque ad una platea più ampia e alla partecipazione di fasce giovanili particolarmente a disagio già prima della pandemia. Fasce giovanili oggi ancora più escluse dai processi di autonomia personale, di lavoro, a rischio di essere assorbite da movimenti razzisti e violenti.

PROPOSTA 10.- Valorizzazione delle competenze acquisite dai giovani nell’anno di servizio civile universale. L’Italia e l’Unione Europea hanno tutto da guadagnare da giovani generazioni che sono consapevoli delle competenze (civiche, trasversali e professionali) di cui sono portatrici, nella sfida della ripresa dopo la pandemia, della connessione con la transizione digitale e la green economy.

     I 150 milioni dai fondi strutturali possono accompagnare la definizione e implementazione di un piano di valorizzazione di questi tre livelli di competenze che raggiunga nell’arco di qualche anno la gran parte dei giovani che svolgeranno il SCU.

EDUCAZIONE ALLA PACE

     Le giovani generazioni vanno poste al centro dell’impegno per la costruzione di una società nonviolenta e inclusiva. Tale proposito, già inserito nella Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile, risulta quanto mai attuale in un contesto di crisi pandemica che rischia di acuire conflitti sociale ed economici. L’educazione alla pace, alla

nonviolenza, al rispetto dei diritti umani, va individuata come vettore trasversale da inserire nelle Missioni/Componenti del PNRR quale investimento per la formazione delle future generazioni ed empowerment della comunità educante.

     In questa prospettiva, l’educazione alla pace va concepita non tanto come “materia” di insegnamento disciplinare, quanto come approccio metodologico capace di illuminare i percorsi formativi gettando luce su tutti gli aspetti che non si armonizzano con questo orizzonte, animando i possibili cambiamenti dentro i contesti innanzitutto prossimali e rendendo quei cambiamenti concreti e attuabili.

     Essa quindi rappresenta un sapere pratico-teorico particolarmente adatto a una educazione fondata sul learning by doing, alla co-costruzione attiva e partecipata dei saperi da parte dei e delle bambine, dei e delle ragazze, e si lega in modo significativo a tutte le visioni pedagogiche che oggi rimettono al centro la connessione tra

intelletto ed emozioni/affettività/corporeità.

     In quanto trasversale, l’educazione alla pace può occupare uno spazio in ciascuna disciplina scolastica, aprendo i curricula e i contenuti dei libri di testo all’apporto di tutti coloro che, dalla letteratura e le arti alla storia e alla filosofia, dalle scienze alle

tecnologie, dallo sport alle religioni in modo diretto o indiretto hanno contribuito a costruire un mondo di pace. In quanto approccio metodologico l’educazione alla pace permette di dare valore in ambito educativo e formativo agli aspetti e ai processi relazionali, comunicativi, partecipativi e di gestione del conflitto, che dovrebbero

appartenere al patrimonio di competenze di chiunque si occupi di educazione ad ogni livello e in generale ad ogni cittadino/a, bambini/e ragazzi/e comprese.

     Per tutte queste ragioni avanziamo per il PNRR le seguenti proposte.

PROPOSTA 11.- L’educazione alla pace, alla nonviolenza e al rispetto dei diritti umani venga inserita nei programmi scolastici a tutti i livelli – dall’infanzia all’Università – garantendole anche adeguato spazio all’interno dei media del servizio pubblico.

PROPOSTA 12.- L’educazione alla pace, alla nonviolenza e al rispetto dei diritti umani abbia uno spazio nella programmazione dei canali radio-televisivi pubblici, prevedendo di inserire nel Consiglio di Amministrazione RAI e la Commissione Parlamentare di Vigilanza della RAI una figura competente per la promozione dell’Educazione alla pace.

Segreteria Nazionale

c/o Casa per la Nonviolenza via Spagna 8 – 37123 – Verona www.retepacedisarmo.org

Contatti.- Informazioni generali: info@retepacedisarmo.org  

Per la Segreteria: 045/8009803 – segreteria@retepacedisarmo.org

Per il coordinamento Campagne: campagne@retepacedisarmo.org

Per richieste dai media: media@retepacedisarmo.org

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