milleanni non è mai

OGNI SOLDATO…

pace 3016 -999/4

… E’ UNA PERSONA CONDANNATA A MORTE.  SOLO UNA SORTE BENIGNA PUO’ SALVARGLI LA VITA.

Pubblico la riflessione seguente (titolo e sottotitolo sono posti da me) perchè la condivido totalmente. E ringrazio di cuore l’autore per averla condivisa. Tutte le persone che sono morte a causa di una guerra non sono cadute accidentalmente, ma sono morte e precisamente sono state uccise. La retorica  del patriottismo e dell’eroismo non può nascondere l’assassinio!

4 novembre. Mi capita tutte le mattine, quando vado a scuola a piedi, di imbattermi in un monumento, presente in quasi ogni paese d’Italia, dedicato ai soldati morti in guerra, della prima e della seconda guerra mondiale. Quello di Monserrato, la cittadina in cui abito, alle porte di Cagliari, è molto semplice: un blocco rivestito di travertino dai quattro lati, sul quale si erge una statua di un soldato che sorregge un suo commilitone esanime, non ci sono liste di nomi (come in altri monumenti), ma solo una targa: “Dedicato ai caduti di tutte le guerre”.  Tutte le volte che passo d’innanzi mi viene da ripensare al significato della parola “caduti”: in genere si cade perché s’inciampa, ci viene addosso qualcuno, qualcuno – soprattutto nei giochi tra bambini – mi fa lo sgambetto; normalmente, dalle cadute ci si solleva e si continua a vivere nella normalità; altre volte le cadute possono essere più gravi, lasciarci menomati e, talvolta, condurci alla morte. Tutto sommato, sono incidenti di percorso nella quotidianità del vivere.

Le guerre non lasciano “caduti”, ma persone “uccise”, mutilate, villaggi e città distrutte, ambienti naturali devastati e desolazione. I soldati di schieramenti opposti si uccidono a vicenda e, una volta uccisi, non sono altro che vittime gli uni degli altri. Questo è accaduto, più o meno fino alla prima guerra mondiale, ancora guerra di schieramenti e di trincee in cui a morire erano prevalentemente i soldati. Con l’avvento dell’aviazione, e nella seconda guerra mondiale in maniera massiccia, a essere uccisi, a rimanere vittime della guerra sono state le popolazioni civili, inermi, sotto i bombardamenti, fino alla devastante escalation del lancio della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki.

Nelle guerre contemporanee le vittime sono al 90% civili, soprattutto donne, bambini/e e anziani.

Tutte le guerre, anche quelle dichiarate giuste – talvolta sacralizzate dalle religioni – producono vittime. E tutte le vittime hanno il volto di Abele, come ci ricorda Beppe Sini del “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo.

Sarebbe auspicabile che in ogni paese e città accanto al “monumento ai  caduti”, o al suo posto, si facesse crescere un ulivo o un altro albero dedicato alle “vittime di ogni guerra”, fosse curato dalla popolazione come segno di speranza in un futuro senza guerra.

Pierpaolo Loi – maestro

 

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