milleanni non è mai

Nove silenzi contro la pace

pace3016 -998/6

 

Tutti noi adulti siamo anche genitori.

Due cose lasceremo ai nostri figli: questa terra e questa società.

Come gliele vogliamo lasciare?

 

  

Nove silenzi contro la pace

 

Care Amiche e Cari Amici,

se vogliamo sostenere pubblicamente la pace e adoperarci per la sua realizzazione dobbiamo riconoscere che ci sono alcuni concetti, alcuni atteggiamenti e alcuni problemi di cui bisogna necessariamente prendere coscienza sia personalmente, sia civilmente, sia politicamente. Se essi resteranno ancora nascosti alla nostra consapevolezza, ancora non detti tra noi, o peggio non sentiti nel nostro animo, e se resteranno ancora non assunti nella responsabilità delle nostre istituzioni civili e politiche, vanificheranno ogni aspirazione alla pace. Non resterebbe che ricordarci che di buone intenzioni sono lastricate le vie dell’inferno. Tutti desideriamo la pace, ma viviamo e vivremo nell’inferno della guerra!

Vi presento una mia riflessione su alcuni di questi problemi. Ne ho individuati nove, ma voi potreste sintetizzarli in un numero minore o individuarne tanti altri. E’ evidente che questi sono qui solamente enunciati; riconosco che ognuno dovrebbe essere trattato più approfonditamente, descritto con più dettagli, corredato di esperienze e documentazione. Ma vi prego di essere benigni verso la mia buona volontà.

 

 

1.- Il tempo.

Se vogliamo che l’aspirazione alla pace diventi un progetto concreto per l’umanità occorre stabilire un tempo per la sua realizzazione. Nessuna aspirazione può essere chiamata progetto se non è indicato in quanto tempo deve essere realizzata. Tutto ha un tempo: un’opera, un apprendimento, la vita stessa! La pace non può essere in un non-tempo! (per alcuni è una U-topia; dobbiamo ritenerla anche una U-cronia?)

Occorre prestabilire un tempo per la sua realizzazione totale; e altri tempi intermedi per i molteplici obiettivi che gradualmente ci condurranno a quello finale. Può essere un tempo anche molto lungo, ma deve essere un tempo determinato! Occorre vivere il tempo che ci separa ancora dalla pace come un pressante conto alla rovescia, perchè il termine del tempo prestabilito diventa ogni giorno più vicino, e perchè ogni giorno è un’opportunità per costruire la pace! Un’opportunità che non ritorna!

Agiamo quindi, ognuno con i propri modesti contributi personali, affinché la pace possa esistere in tutta l’umanità, ad esempio fra mille anni! Milleanni non E’ uguale a mai! Può sembrare uno scherzo credere in un progetto che dura mille anni; ma la differenza tra “mille anni” e “mai” è sostanziale! Vi assicuro che se ci credete cambierà il vostro modo di pensare, di sentire, di agire! Cambierà il senso della vostra vita!

 

2.- La dissonanza etica (desiderare ma non fare).

E’ facile ammettere che tutti desideriamo la pace, ma è difficile ammettere che contemporaneamente crediamo che ciò non sia possibile.

Tanti, pur desiderandola, credono che la pace non si realizzerà mai, e adducono due ragioni: prima, perché credono che mai riusciremo a realizzare le condizioni che la rendono possibile; seconda, perché credono che essa non dipenderà solamente da noi (che la vogliamo) ma dipenderà anche da altri (che non la vorranno). Ecco una possibile risposta, ma non l’unica, queste obbiezioni.

Per creare la pace non è sufficiente un atteggiamento subordinato, non possiamo aspettare che ce la offrano gli altri, ad esempio: io starò in pace con te se tu starai in pace con me. La pace dobbiamo costruirla noi stessi! Io starò in pace con te perché voglio che tu stia in pace con me! La pace è una volontà, è una decisione, è una scommessa non condizionata o subordinata alla volontà degli altri! Possiamo ricordare Danilo Dolci: se io sarò più buono con gli altri, gli altri saranno più buoni con me; se io sarà più cattivo con gli altri, gli altri saranno più cattivi con me.

Solo se siamo convinti che, sia pure fra mille anni, avremo realizzato tutte le condizioni per costruire la pace, la pace esisterà. Se non ne siamo convinti non esisterà mai! La pace si realizzerà solo se crediamo in essa! Parafrasando ancora Danilo Dolci: la pace crescerà solo se sognata!

 

3.- La piccola comunità.

Siamo abituati a ritenere che la guerra e la pace siano problemi che ricadono sotto la responsabilità politica dei governi nazionali e delle alleanze sovranazionali; forse è a causa di questa convinzione che nelle istituzioni politiche minori, comunali e regionali, non se ne parla nemmeno, come se fosse un problema che non compete ad esse!

E’ vero che non compete a un sindaco dichiarare l’inizio o la fine di una guerra; ma un sindaco può fare tanto affinchè ogni giorno i cittadini della sua comunità creino la pace. Purtroppo non ne parlano nella loro campagna elettorale i candidati che aspirano a governare le istituzioni politiche locali (e nemmeno quelli che si candidano per il Parlamento nazionale); sono tutti convinti che non riguarda la loro responsabilità. Invece la pace dipende anche dalla loro responsabilità; perciò, ricordando il messaggio di Stéphan Essel, è importante che noi chiediamo loro cosa intendano fare, una volta eletti, per realizzare la pace; ed è importante che noi diamo loro un mandato esplicito e vincolante per il loro impegno per la pace. (vedi https://books.google.it/books/about/Esigete_Un_disarmo_nucleare_totale.html?id=CbZInwEACAAJ&redir_esc=y)

 

4.- In mio nome!

Dunque sulla pace si tace, come se il problema non dipendesse da noi. E invece siamo coinvolti! Ogni spesa militare, ogni guerra, è fatta anche in mio nome! Ecco due considerazioni utili per comprenderlo.

E’ semplice affermare che il nostro contributo fiscale è necessario per fornire a tutti la scuola, la sanità, ecc. Ma si tace che esso serve anche per comprare le armi. Sì, noi tutti, lavoriamo e paghiamo per comprare armi! Per evitare di essere coinvolto non basterebbe neppure praticare l’obiezione fiscale alle spese militari (OSM) (vedi https://www.peacelink.it/mosaico/a/9796.html e anche https://it.wikipedia.org/wiki/Obiezione_di_coscienza_alle_spese_militari

E neppure ciò basterebbe perché il nostro benessere, sia personale sia collettivo, non proviene solo dalle nostre apprezzate attività economiche, dalla nostra arte, ecc. Esso proviene anche dai profitti delle nostre fabbriche di armi, apprezzate ed efficienti per uccidere! E infine il nostro benessere economico è protetto dalle nostre armi, quelle che impieghiamo nelle nostre guerre (in difesa degli interessi nostri e delle nostre alleanze militari), e quelle che fabbrichiamo e vendiamo ad altri per le loro guerre. Il nostro benessere è insanguinato! E’ sanguinario! Ciascuno di noi è coinvolto nelle guerre, non solo i soldati!

 

5.- Il soggetto politico.

La pace può essere costruita solamente dalla decisione dell’uomo. La decisione dell’uomo si esprime attraverso le istituzioni politiche che egli stesso ha definito e organizzato per salvaguardare la propria convivenza. Per costruire la pace non basta l’aspirazione dei singoli e delle tante e benemerite associazioni, siano esse civili, religiose, ma occorre la decisione espressa nelle istituzioni politiche.

Occorre che i cittadini e le associazioni che vogliono la pace si organizzino e si esprimano attraverso le istituzioni politiche, seguendo l’itinerario che essi stessi seguono per esprimere la decisione politica su tanti altri problemi. Se per ottenere una legge sul lavoro, sulle pensioni, sulla scuola, sull’ambiente, ecc., i cittadini si organizzano in partiti politici, e attraverso di essi partecipano al Parlamento e al Governo, dove si decide su questi problemi, perché non farlo anche per realizzare la pace? Devono farlo!

Occorre almeno un partito che proponga come suo primo ed essenziale obiettivo la pace. Meglio se tanti contemporaneamente. Occorre un Governo che crei il ministero per la pace! Forse che i Ministeri per la guerra, detti Ministeri della difesa, creeranno la pace?

Occorre anche una istituzione internazionale che sostenga i singoli Governi nella costruzione della pace. E’ stata creata l’ONU, ma ne conosciamo tutti i difetti congeniti che la rendono insufficiente, e spesso inefficace. Non possiamo tacere impotenti. Purtroppo le decisioni dell’ONU dipendono dalla volontà degli Stati più potenti e più armati, e questo è una contraddizione per una organizzazione che ha come fine la realizzazione e la conservazione della pace.

Tuttavia nell’ONU tutti possono avere voce, se vogliono esprimerla. Ricordiamo che decenni fa il Trattato di non Proliferazione delle armi nucleari (http://www.isprambiente.gov.it/files/temi/trattato-non-proliferazione.pdf) è stato voluto dagli Stati che detenevano le armi nucleari per impedire agli altri Stati di averle anche loro. Oggi il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (http://undocs.org/A/CONF.229/2017/8) è stato sottoscritto dagli Stati che non hanno le armi nucleari.

 

6.- Le armi sono guerre.

Le armi non sono un prodotto economico come gli altri, non sono merce per il commercio come altre merci. Le armi sono l’eccellenza dell’intelligenza e della tecnologia umana organizzata e finalizzata per uccidere i propri simili. L’uomo uccide l’uomo. Senza armi non c’è guerra! Le armi rendono manifesta apertamente la volontà di uccidere. Non ci possono essere equivoci: tutte le persone che sono elencate nelle dediche dei monumenti ai caduti delle nostre città non sono cadute, sono state uccise! (https://pace3016.com/2017/07/20/ogni-soldato/ )

E’ assurdo inventarsi una legittimazione per produrre e per commerciare armi. Non esiste un’arma per la deterrenza. Il concetto di “arma deterrente” è contraddittorio perchè se il mio avversario sapesse che la mia arma è solamente deterrente non avrebbe paura; quindi l’arma “deterrente” non esiste! Esiste l’arma che uccide! Se tengo un’arma, significa, per me e per il mio avversario, che sono determinato a usarla. Un’arma non esiste per proteggere la pace, un’arma esiste per fare la guerra.

Non possiamo tacere i milioni di morti causati dalla cosiddetta guerra fredda, la guerra del terrore, o delle armi deterrenti esibite per intimorire. Quanta ricchezza è stata impegnata dagli Stati per spaventare e per non farsi spaventare invece di impiegarla per il benessere e per l’uguaglianza dei propri cittadini. Gli “effetti collaterali”, cioè le persone uccise, non sono causati solamente dai bombardamenti reali, ma anche dalle armi deterrenti! La guerra fredda non è pace! Chi detiene armi è in guerra!

Infine l’ipocrisia! Prima: una legge per legalizzare il commercio internazionale delle armi è una sfacciata ipocrisia: anche se un’arma fosse comperata in tempo di pace, come la legge ammette, forse che in tempo di guerra spargerebbe latte e miele? (https://www.difesa.it/Legislazione/Norme_in_rete/Pagine/urn_nir_parlamento_legge_1990-07-09_185_28_02_200501_06_2011_15_07_28.aspx) Seconda: norme internazionali che distinguono fra armi nucleari, chimiche, convenzionali; alcune vietate altre permesse in combattimento. Può sembrare ragionevole vietare le armi massimamente devastanti, ma non è comunque ragionevole legittimare le altre. Distinzione ipocrita! Tutte le armi uccidono!

C’è una sola soluzione; eccola descritta con le parole di Padre David Maria Turoldo in Salmodia contro le armi.

 

Operaio, non costruire più armi.
Ogni arma che fai sono moltitudini

di poveri e di operai ad essere uccisi,
con la tua stessa arma.
Come fai a prendere la paga

perché hai costruito armi?
Come fai a lavorare per la pace

se costruisci armi? Come puoi

accarezzare i tuoi bambini
dopo che le tue mani hanno costruito
un fucile una bomba una mitraglia?
Come fai a procreare creando armi?
Quando tutti finalmente capiranno,

tu domani sarai esposto al ludibrio
un povero, beffato, esposto al ludibrio!

 

Operai, lasciate le fabbriche di armi!
Tutti insieme in un solo giorno,
queste fucine di morte:
insieme provvederemo giustamente alla paga,
lasciatele a un giorno convenuto,
tutti gli operai del mondo insieme.

(file://localhost/Users/mariocucchi/Documents/mario/giustizia%20e%20pace%203016/Salmodia%20contro%20le%20armi.html

 

7.- L’usurpazione della terra dei palestinesi.

E’ stato realizzato il sogno sionistico ideato fin dal 1860:

(Vedi: Enrico Contenti: Anche se vi credete assolti. http://zambon.net/index.php?id=25&L=0&tt_products%5BbackPID%5D=7&tt_products%5Bproduct%5D=93&cHash=30e2b1dc03cf4f433e88c7be02cc2af2

e anche: Intervista a Ilan Pappe. http://nena-news.it/ilan-pappe-parlare-di-palestina-per-decolonizzarla/

e anche: Sionismo. https://it.wikipedia.org/wiki/Sionismo ).

E’ impossibile descrivere in breve gli enormi problemi derivati dalla creazione dello Stato di Israele sulla terra del popolo palestinese; mi limito a citarne alcuni:

– Guerre di usurpazione e di rappresaglia.

– Mancanza di confini ed espansione continua dell’usurpazione.

– Non rispetto delle risoluzioni dell’ONU.

– Segregazione e apartheid delle comunità palestinesi in aree sempre più ristrette.

– Il tempo interminabile di sofferenza dei palestinesi che consolida l’usurpazione.

– … e tanti altri problemi!

Chi vuole costruire la pace non può tacere! Non ci sarà la pace se non ci assumiamo tutti la responsabilità della pace fra palestinesi e israeliani.

Da subito, mentre ci impegniamo nel difficile percorso per costruirla, occorre riconoscere ai palestinesi almeno i diritti fondamentali di ogni persona come sono descritti nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. (http://www.ohchr.org/EN/UDHR/Documents/UDHR_Translations/itn.pdf )

 

8.- La ricchezza è illegale.

Gli astronauti l’hanno potuta contemplare dallo spazio: la Terra è una piccola casa azzurra! Eppure in essa Giovanni vive nell’appartamento panoramico e Giuseppe nel seminterrato. Sono fratelli ma, “ognuno a casa sua”! Come è potuto accadere questo?

Inevitabile una ovvia considerazione: alcuni popoli hanno sottomesso con le guerre altri popoli e hanno usurpato e depredato le loro risorse: guerre, conquiste, imperi, colonialismo! E ancora oggi: alleanze politiche-militari, patti e trattati commerciali internazionali, land-grabbing e vincoli post-coloniali che continuano ad arricchire alcuni e a depauperare molti altri. (vedi un esempio di vincoli post-coloniali: La Francia è ancora coloniale

http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=2043056&codiciTestate=1&sez=giornali

e anche: La Francia o l’Impero neocoloniale francese   http://contropiano.org/documenti/2015/07/23/la-franciafrica-o-l-impero-neocoloniale-francese-031999

e anche: 14 paesi africani costretti a pagare tassa coloniale francese

http://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/articolo/2017/08/31/14-paesi-africani-costretti-a-pagare-tassa-coloniale-francese-2010740.html)

Tuttavia esiste ancora qualche piccolo popolo che non conosce il concetto di povertà! Non esiste fra di loro una disuguaglianza tale da essere descritta con i concetti di povertà e di ricchezza. Forse siamo ancora in tempo per ereditare la loro coscienza.

Alcune a associazioni hanno redatto un documento nel 2013 in base al quale hanno chiesto all’ONU di dichiarare illegale la povertà entro il 2018 (vedi: http://www.inchiestaonline.it/dichiariamo-illegale-la-poverta/riccardo-petrella-dichiariamo-illegale-la-poverta/). Auguriamoci che ciò avvenga! Ma non basta. Non possiamo non denunciare che anche la ricchezza è illegale.

 

9.- Disuguaglianza, violenza e legge.

Anzi, se legale o non legale è ciò che deriva o non deriva dalle leggi, occorre precisare che povertà e ricchezza non derivano, in origine, dalle leggi, ma dalla violenza dell’uomo sull’uomo che si manifesta quando egli non riconosce e non rispetta l’uguaglianza fra se stesso e l’altro. E purtroppo le leggi, in seguito, legittimano la disuguaglianza realizzata tramite la violenza. Bisogna interrompere questa nefasta sequenza: occorre abolire le leggi che legittimano la disuguaglianza tra uomo e uomo. (https://pace3016.com/2017/12/20/uguaglianza-e-pace/)

 

 

 

Varese 24.03.2018                          Mario Cucchi

 

nonno.nuvola@tin.it

www.pace3016.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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