Letture civili

La salute in basso

Tutti noi adulti siamo anche genitori.

Due cose lasceremo ai nostri figli: questa terra e questa società.

Come gliele vogliamo lasciare?

Lc 23

LA SALUTE IN BASSO

Il sistema sanitario in Italia come lo incontra il malato

Innanzitutto– Servizio Sanitario Nazionale Pubblico  2
Parte Idal caos …   
Premessa– Le fondamenta per un sistema sanitario: a)medici b)strutture b)soldi  3
1– Una caccia al tesoro nel labirinto. 1) Il medico di base 2) il medico specialista:  a. presso il servizio pubblico  b. presso una struttura convenzionata  c. presso la libera professione intramoenia  d. presso struttura privata a pagamento 3) alcuni dettagli:  a. la pallina del ping pong  b. la foto che manca  c. la caccia al tesoro di Antonio  4              
2– Quanto costa e a chi costa la caccia al tesoro?  10
3– La Costituzione: art.32, art.33, art.117  11
4– I medici, chi sono costoro?  13
5– I medici chiusi  15
Parte II … al Cosmo   
6– cittadinanza  18
7– politica  19

Innanzitutto

 Art.32 “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Ecc”.

     Anche se questo principio resta applicato ancora molto imperfettamente, tuttavia in Italiaè stato istituito il Servizio Sanitario Nazionale e ha garantito a tutti i cittadini i fondamenti per la loro salute:

a) gratuitamente

. il medico di base

. il pronto soccorso

. gli interventi e le degenze in ospedale

. esenzione dal ticket per alcune patologie

b) con una accettabile partecipazione al costo (il ticket), detraibile nella dichiarazione dei redditi:

. le visite specialistiche

. gli esami diagnostici

. i farmaci

. i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA)

c) le prestazioni erogate dal Servizio Sanitario pubblico, eccetto il medico di base/famiglia, sono fruibili in ogni struttura pubblica, non importa se nel luogo di residenza o in altra città o in altra Regione.

d) le visite specialistiche presso medici intramoenia e in strutture private, cure e protesi dentistiche, protesi acustiche, visite oculistiche sono pagate dal malato a discrezione dei medici, ma detraibili nella dichiarazione dei redditi.

     Tutto questo è un grande beneficio per la persona, è imperfetto ma grandioso, soprattutto perché è realizzato tramite la consapevole solidarietà di tutti i cittadini, cioè il loro contributo fiscale. Tuttavia è possibile e doveroso migliorare l’organizzazione e il funzionamento del sistema; questo è responsabilità dei decisori (politici e degli amministratori) da una parte e degli operatori (medici) dall’altra. In particolare, su alcune aree della salute (occhi, denti, orecchi) occorre che la Repubblica si assuma più impegno e responsabilità o, più precisamente, il suo dovere di tutelare la salute globale dei cittadini.

. Esporrò le mie osservazioni a flusso libero; in fin dei conti alcuni filosofi sostengono che prima del cosmo (dell’ordine) c’era il caos: tutto è stato generato dal caos!

. Chiedo scusa per inevitabili ripetizioni e soprattutto per tante informazioni approssimative. Purtroppo mi sono scontrato con la difficoltà di ottenere informazioni esatte ed esaurienti; vi auguro di essere più bravi di me a cercare e più fortunati a trovare. 

Parte I: dal caos …

Premessa: Le FONDAMENTA PER un sistema sanitario

a) medici (software)

     I medici, e tutte le persone che collaborano con i medici, non si inventano nei momenti di emergenza; bisogna formarli con un ritmo costante e adeguato alla necessità. Sono decenni che ne formiamo in quantità insufficiente. Perché, quali sono le cause?

… Dalla scarsità dei medici discendono due conseguenze:

     1) troppi pazienti per ogni medico di base. Millecinquecento (1.300/2.000) persone per ogni medico! Quale “cura” può prestare un medico a tante persone in poche ore di ambulatorio? Quanti minuti spettano a ogni paziente? Certamente la frustrazione di questo rapporto non tocca solo il malato, ma che il medico! Né si distingue il carico di lavoro che pongono i millecinquecento malati se li consideriamo per categorie ed età: esempio, cinquecento anziani (mediamente con vari disturbi) richiedono molto più “cura” di cinquecento giovani e adulti (mediamente sani).

     2) troppa attesa per accedere alle visite specialistiche, di norma alcuni mesi e a volte anche più di un anno. Troppi malati sono costretti a cercare visite specialistiche presso medici in libera professione in strutture convenzionate e private a pagamento. 

b) strutture e tecnologie (hardware)

     Anche le strutture non si inventano nei momenti di emergenza. Ospedali, cliniche, ambulatori, tecnologie sanitarie, ecc. devono essere disponibili nella sanità pubblica, sempre! Consideriamo due esempi: a) noi italiani sappiamo che la casa in cui abitiamo conviene che sia propria anzichè in affitto (non solo per colpa di troppi affitti ingiusti); b) per il servizio scolastico, quando negli anni ’70-’80, introducendo il tempo pieno ed estendendo il diritto allo studio a ceti sociali più ampi, lo Stato si è trovato con aule insufficienti, le ha affittate, temporaneamente, per costruire nel frattempo scuole nuove fino alla capienza adeguata (compito che purtroppo non è ancora pienamente assolto). Dobbiamo tuttavia riconoscere che nel sistema scolastico qualcosa è stato fatto nella direzione giusta. Nella sanità invece si chiudono strutture pubbliche funzionanti, non si aggiornano, non si riconvertono, non si riutilizzano! Tutto a rovescio! Ovviamente a favore degli imprenditori privati! Che colgono volentieri l’opportunità di investire in strutture sanitarie sicuramente redditizie!

c) soldi (corrente elettrica)

     Quando c’è la salute c’è tutto! Per la salute non si guarda a spese! Questo è il valore primario che governa il bilancio di ogni famiglia.

     Purtroppo non è facile per i comuni cittadini verificare se lo stesso valore è prioritario anche per il Governo nazionale (e per le amministrazioni regionali). Di certo è esperienza concreta dei cittadini che le spese per il Servizio Sanitario Nazionale sono state assoggettate a “sacrifici”, (cioè dismissioni, accorpamenti, superticket, ecc.), che hanno reso più difficile l’accesso alle cure. E’ invece noto che altre spese godono di una evidente priorità. Un breve accenno:

. il 2% del PIL bisogna spenderlo per la NATO

. altre spese per la difesa, dette ingannevolmente “investimenti”, ecc.

. varie forme di detassazione per le aziende, distribuzione di bonus, incentivazione per rottamazioni, ecc.

. e per la sanità siamo stati abituati ai “sacrifici”.

     E’ tuttavia significativo che le associazioni professionali interessate salutino oggi positivamente la destinazione di due miliardi all’anno per il Servizio Sanitario Nazionale nel bilancio del Governo per i prossimi tre anni; ma loro stesse avvertono che bisogna poi verificare se e come verranno spesi. Quanti soldi saranno spesi realmente e utilmente per rendere più accessibili le cure ai malati?

     Si aggiunga che nel sistema italiano i soldi del contribuente che il Governo destina nel bilancio del Servizio Sanitario Nazionale non vengono gestiti direttamente dal Governo stesso, ma vengono distribuiti alle singole Regioni, ad ogni Regione una quota diversa, secondo parametri per cui il nuovo bilancio regionale per la sanità è vincolato a quelli passati. Quindi, chi riceveva molto continua a ricevere molto e chi riceveva poco continua a ricevere poco. Questo vincolo ostacola le Regioni più povere nel programmare eventuali progetti migliorativi.

1.- una caccia al tesoro nel labirinto

     Quando il malato si accinge a cercare una cura ai suoi disturbi ha l’impressione di entrare in una “selva oscura”. Quali medici incontrerà? E, visto le scarse risorse del servizio pubblico, quanto gli costerà la cura della sua malattia? Ecc.

     Proviamo a raccontare brevemente i momenti fondamentali del tipico percorso cui si trova obbligato un malato, annotando anche alcune sue spontanee perplessità e riflessioni mentre attraversa la selva oscura.

1) E’ d’obbligo cominciare dal medico di base che, stando alle norme attuali, potrà dedicargli un millecinquecentesimo del suo tempo-lavoro. Buona fortuna!

     Per i malati è importantissimo che il medico di base sia accessibile prontamente (ma l’accesso è regolato tramite un appuntamento telefonico) e che sia in grado di riconoscere il disturbo, o per curarlo egli stesso o per richiedere la visita specialistica appropriata. I malati si aspettano che il medico di base abbia una preparazione eccellente in medicina generale, senza dover ricorrere a uno specialista per qualunque disturbo. Dal suo intervento possono dipendere il tempo-durata di una malattia, importantissimo per il malato e per la comunità, e il numero delle visite specialistiche che causano lunghe file di attesa. Più disturbi risolve il medico di base, meno attesa per le visite specialistiche.

– selva oscura:

. perché tanti malati per ogni medico? Oppure, perché così pochi medici di base per tanti malati?

. perché posso essere ricevuto solo dopo appuntamento, circa una settimana?

. perché il telefono per l’appuntamento, nell’ora dedicata, suona tante volte a vuoto?

. è forse un lavoro mal retribuito e quindi evitato dai medici?

. o quali altre condizioni professionali e ambulatoriali scoraggiano la scelta di questo ruolo?

. o sono disposizioni amministrative (Regione, Stato, ASL) a disincentivare questo ruolo? O a non assumerne in numero adeguato?

. o è la stessa formazione universitaria a non orientare verso questo ruolo?

. è forse più facile diventare medici specialisti anziché “di base”?

. è un ruolo che non offre soddisfazioni né possibilità di ricerca o di carriera?

. ecc.

2) Dopo il medico di base si ricerca il medico specialista:

a. presso il servizio pubblico

b. presso una struttura convenzionata

c. presso la libera professione intramoenia a pagamento

d. presso struttura privata a pagamento

a.- Il medico specialista dovrebbe essere possibile prenotarlo attraverso il CUP e incontrarlo, pagando il solo ticket, nelle strutture del servizio pubblico vicine (possibilmente nell’ospedale di zona, ma anche in strutture più lontane). Purtroppo per accedere allo specialista nel servizio pubblico è di norma necessario un periodo di attesa. L’attesa è di solito di qualche mese, ma anche molto di più; si può superare l’anno! Ovviamente a favore della malattia non del malato! Il medico di base può applicare sull’impegnativa i bollini per l’urgenza, ma … se è possibile!

– selva oscura:

. perché dover attendere?

. dipende dalla scarsità di medici specialisti a disposizione?

. dipende dalla scarsità degli ambulatori e/o degli strumenti diagnostici disponibili?

. dipende dal contratto di lavoro (quante ore di lavoro, quale stipendio) fra il medico e l’istituzione sanitaria (Ospedale, Regione, ASL, Stato,…)?

. perché vi sono giorni che anche le sale operatorie “non lavorano”?

. quanto è retribuito un medico specialista nel servizio pubblico?

. ecc.

b.- Un’altra possibilità per abbreviare l’attesa è di cercare una visita in una struttura privata ma convenzionata; qui il malato paga solo il ticket come nella struttura pubblica e (forse) aspetta meno tempo. Sembra una bella e accettabile soluzione, ma! Qualche problema c’è:

– selva oscura:

. per la visita convenzionata nella struttura privata il malato deve cercare e prenotare da solo (non attraverso il CUP). Quindi deve lui o i familiari affrontare l’uso del computer, le telefonate (… attenda in linea …) o i viaggi ripetuti per trovare e prenotare e infine accedere alla visita. Non tutti sono in condizioni di superare questi ostacoli.

. oltre a ciò c’è lo svantaggio di incontrare un medico che dopo la visita non potrà seguire il malato nella struttura pubblica. Questa soluzione può funzionare come un consulto saltuario, può essere solo un rimedio eccezionale.

. infine, ma da non trascurare: il costo del ticket per il malato è uguale per la visita nel pubblico e nel convenzionato, ma una differenza comunque c’è. Quando lo Stato rimborserà alla struttura convenzionata il costo effettivo della visita dovrà versare ad essa anche un profitto per l’imprenditore. Il malato non lo paga allo sportello, ma lo paga come contribuente!

c.- Se non è disponibile in tempi brevi una visita specialistica nel servizio pubblico o in una struttura convenzionata il malato cerca di abbreviare l’attesa cercando di accedere a una visita specialistica intramoenia, se è nelle condizioni economiche di poter pagare la “libera professione”. L’attesa è minore di quanto sia nel servizio pubblico (è possibile trovarle entro un mese, non sempre però).

… selva oscura:

. ciò che disorienta e scandalizza il malato è che di norma si tratta di una visita dallo stesso medico del servizio pubblico: a) che nel servizio pubblico bisogna attendere per mesi e in intramoenia ne basta uno! b) per il quale nel servizio pubblico paga solamente il ticket, ma in intramoenia paga da 130.00 a 200.00 euro! Lo stesso medico, la stessa visita, nello stesso ospedale! Per quale causa, non dico per quale “ragione” (perché qui non c’è razionalità), il malato, invece di fruire di un servizio pubblico già pagato onestamente con il contributo fiscale, deve pagare anche una “libera” prestazione professionale privata?

. la parcella che il malato paga al medico è trattenuta tutta da lui stesso o in parte viene riscossa dall’ospedale che presta l’ambulatorio?

. se viene ceduta all’Ospedale (ASL?) allora dobbiamo dire che esso usa la visita intramoenia per autofinanziarsi più lautamente di quanto non avverrebbe se il malato pagasse solo il ticket; ecco il trucco di “dare con una mano e rubare con l’altra”! L’ospedale (ASL?), che deve curare gratuitamente, approfitta della malattia del cittadino per autofinanziarsi! Chi non vede il conflitto di interesse?

. praticamente l’intramoenia è una opportunità economica sia per il medico sia per l’Ospedale: e il malato paga!

. infine, da ricordare che l’appuntamento non può essere prenotato e pagato allo sportello del CUP, ma il malato deve prenotarlo e pagarlo ad uno sportello apposito, o da solo on line. Non per tutti questo è facile.

d.- L’ultima possibilità, la visita privata.

     Quando il malato è pressato dall’urgenza cerca la visita in una struttura privata, a pagamento.

     Prima questione: in verità egli ha già pagato tramite il suo onesto contributo fiscale la visita per la sua malattia, ma ora deve ri-pagare.

     Seconda questione: con quale criterio i malati “scelgono” il medico della visita specialistica privata? Si attengono a due criteri, comprensibilissimi dal loro punto di vista:

 1) la continuità della cura, per cui scelgono possibilmente un medico che dopo la visita li possa seguire anche all’ospedale; quindi scelgono un medico che lavora contemporaneamente nel servizio pubblico e nelle strutture private (anche più di una).

 2) la stima del medico (quanto è bravo), per cui un primario o un ex-primario di un ospedale pubblico, che lavorino anche in cliniche private, sono molto più facilmente scelti di altri. Tutto comprensibile dal punto di vista del malato. Eppure la situazione è paradossale: infatti quanto più alta è la stima che il medico si è guadagnato lavorando nel servizio pubblico tanto più alta può essere sia la probabilità di essere preferito sia la sua parcella per la visita offerta fuori del servizio pubblico. Quindi il malato prima paga il medico che fa esperienza e guadagna stima lavorando nel servizio pubblico, poi ri-paga questa esperienza e stima nella visita privata! Delitto perfetto!  

… selva oscura:

. ovviamente anche in questo caso egli deve cercare da solo la struttura e il medico; quindi deve sobbarcarsi ricerca, telefonate, informazioni presso amici, ecc.

. quale medico scegliere, può fidarsi di chi gli dice che il tale è bravo?

. da che cosa è determinato il prezzo di questa visita (130.00/200.00 euro)? Quanto costa il medico? Quanto costa la struttura? Quanto è il profitto per l’imprenditore della struttura? Insomma, dal momento che il malato paga due volte, vorrebbe almeno sapere a chi vanno i suoi soldi.

. e il tempo di attesa? Di solito è minore di quello previsto nelle situazioni precedenti, ma anche per questa visita si possono incontrare mesi di attesa. (Si dice che sia causa della emergenza pandemica Covid 19, ma forse la causa vera è un’altra)

3) Alcuni dettagli

a.- Capita anche che in alcuni passi di questo labirinto ci sentiamo sbattuti come la pallina da ping pong. Alcuni esempi.

1) L’otorino al termine della sua visita “consiglia” uno “studio della deglutizione”, però non rilascia l’impegnativa. Quindi il malato deve prenotare un appuntamento dal medico di base (attesa un settimana circa) perché deve essere lui a rilasciare l’impegnativa per poi prenotare al CUP la visita per lo studio della deglutizione.

2) Il fisiatra dell’ospedale a conclusione della sua visita “consiglia” un ciclo di sedute di fisioterapia, ma non rilascia l’impegnativa. Quindi bisogna sottoporre il suo consiglio al medico di base sperando che lo trasformi in impegnativa. Invece no: il medico di base non può prescrivere le sedute di fisioterapia. Quindi prescrive un’altra visita fisiatrica perché, spiega, solo un fisiatra può prescrivere le sedute di fisioterapia. Due visite fisiatriche in un tempo ravvicinato; una delle due sicuramente è stata superflua.                                                                  

3) Se poi volesse fare una risonanza magnetica, il medico di base spiega che la può prescrivere solamente un neurologo, quindi deve prima aspettare di poter accedere a una visita neurologica.

4) ecc.

… selva oscura:

. quanto tempo, lavoro potrebbero risparmiare il malato e il medico di base, e quanti soldi il Servizio Sanitario?

. si tratta di rispettare competenze o zone di potere?

b.- La foto che manca. Si tratta di un viaggio nel labirinto, maparagoniamolo a una bella gita; dalla gita riportiamo di solito delle belle foto ricordo.Anche durante ilviaggio nel labirinto c’è uno strumento che annota e registra tutte le tappe, tutti i passi: il Fascicolo Sanitario Elettronico. Una meraviglia tecnologica a disposizione del malato e del medico di base (e di altri medici?). In esso può essere consultata la storia della salute di una persona: visite, esami diagnostici, farmaci, ecc. Ovviamente esso è utilissimo. Ma il malato scopre che in esso non tutto viene registrato, cioè: manca la tale visita, il tale esame diagnostico, ecc., e ovviamente manca tutto quanto riguarda quelle aree della salute che il Servizio Sanitario Pubblico considera solo marginalmente (vista, denti, udito) o esclude di norma terapie alternative. Insomma il Fascicolo non contiene tutto, quindi la sua storia è poco affidabile.

… selva oscura:

. perchè non tutto viene registrato? 

. perché non tutti i medici e non tutti i laboratori conferiscono il loro referti nel Fascicolo?

. si tratta di negligenza, o di esonero, o di divieto?

. forse che il Fascicolo registra solamente gli interventi di medici e laboratori del Servizio Pubblico, escludendo quelli avvenuti in strutture convenzionate e private?

. o forse esclude gli interventi avvenuti fuori dal territorio della propria ASL?

c.- Infine, un esempio di labirinto: la caccia al tesoro di Antonio (nome falso, storia vera):

. autunno 2020, primi sintomi (ovviamente la malattia era già entrata nell’organismo da qualche tempo)

. difficoltà costante durante il corso della malattia per accedere al medico di base, sia per ricevere consigli sia per fornire impegnative per le visite specialistiche

. febbraio e marzo 2021 prime visite intramoenia, attesa più di un mese

. poi prime radiografie all’ospedale, attesa 2 settimane

. giugno-dicembre 2021 sedute private di fisioterapia individuale e di gruppo per sostenere i muscoli in costante perdita di massa

. metà luglio tramite conoscenze e favori (attesa un settimana) visita in Medicina generale all’ospedale, finalmente impegnative per visite specialistiche,

. fine settembre visita privata in struttura privata a Varese, prenotata a luglio

. novembre e dicembre due visite all’ospedale, prenotate a luglio, attesa cinque e sei mesi

. primi e metà ottobre, tramite conoscenze e favori, visita a Milano in una struttura IRCCS Accreditata al SSN e nella stessa anche la Risonanza Magnetica ed l’ElettroMioGrafia, attesa una settimana

. fine novembre prelievo e analisi in struttura privata a Varese (non si esegue all’ospedale)

. metà novembre, tramite conoscenze, visita intramoenia in un’altra struttura IRCCS pubblica a Milano, attesa un mese

. metà di gennaio 2022 ricovero in struttura IRCCS pubblica a Milano per ricercare la causa della malattia, attesa due mesi

. primi di marzo, la diagnosi definitiva certifica una malattia rara degenerativa. Fino ad ora nessuna terapia

. infine, da ora si può cominciare la terapia, ma i farmaci per questa malattia non li può prescrivere il medico di base e non sono disponibili nella farmacia, ma può fornirli solo l’ospedale che l’ha diagnosticata (vai da Varese a Milano)

. e le sedute di fisioterapia: all’ospedale è il diciannovesimo della lista di attesa, attesa non prevedibile. Intanto sedute di fisioterapia private.

Costi:

. 2021 fisioterapia individuale e di gruppo, euro 815

. nel servizio pubblico ticket o esenzione secondo norma

. visite intramoenia, visite private, analisi prelievo: euro 663, (e poteva andare peggio)

. 2022 fisioterapia, euro 265

2.- quanto costa E A CHI COSTA La caccia al tesoro?

     Il Governo centrale conferisce ogni anno a ogni Regione una quota del suo bilancio per il Servizio Sanitario (esempio, alla Lombardia 20 miliardi) in base a parametri che vincolano di norma il nuovo bilancio della Regione a quelli precedenti.

… selva oscura:

. Bastano? No, e quindi oltre a questi miliardi ogni cittadino ammalato aggiunge il suo contributo personale per ogni visita specialistica ed esame diagnostico, il cosiddetto ticket.

. Sono spesi tutti bene, cioè per la salute? No, perché la Regione possiede e gestisce ospedali/strutture che poi in parte cede come ambulatori ai medici che vi praticano le loro visite specialistiche intramoenia riscuotendo un profitto personale! Quindila Regione dispone di strutture pubbliche (cioè dei contribuenti) che invece diutilizzare per il suo servizio pubblico cede affinchè qualcuno realizzi un profitto personale. Diminuendo con questa prassi l’efficienza della struttura pubblica, il tempo di attesa aumenta e diventa inaccettabile.

. In conseguenza di ciò il malato viene dirottato verso strutture convenzionate al costo di uguale ticket. Affermazione ingannevole! Anzi una bugia! Poiché quando poi la Regione rimborsa la struttura convenzionata dovrà pagare sia il costo della visita come sarebbe costato nella propria struttura sia un quantum di profitto (che può dipendere dal potere contrattuale o dalla complicità o dalla corruzione dei protagonisti), di cui ha bisogno/diritto l’imprenditore della struttura privata-convenzionata. E’ ovvio! Se non guadagnasse, che imprenditore sarebbe? E la Regione lo paga.

. E non basta: nella attuale situazione di insufficienza di strutture e di medici nel servizio pubblico, e in quello convenzionato, il malato è costretto a ricorrere personalmente a prestazioni in strutture private pagando, oltre al costo, anche il profitto sia al medico che vi lavora sia all’imprenditore della struttura.

. Perché il vincolo del bilancio regionale è determinato dai bilanci regionali precedenti? Perché non ai progetti migliorativi?

Perché non si definisce una compensazione proporzionale alla povertà economica finanziaria della Regione, e alle condizioni delle sue strutture sanitarie, cioè in base ai bisogni

Concludendo:

– Quanto costa la salute ai cittadini? Costa tot miliardi (fisco) più i ticket di ogni malato, più le parcelle (che includono anche il profitto) per visite private: esempio, una formula aritmetica simile (fisco + ticket + parcelle = ?).

– E’ un prezzo speso bene, onesto? No perché i cittadini non pagano solamente la cura della salute, ma pagano anche il profitto per i medici intramoenia, per i medici convenzionati e privati, e per gli imprenditori delle strutture private!

– Paghiamo due sanità. Sanità pubblica più sanità privata! E’ bene precisare che non sono due sanità uguali: la pubblica è un “servizio” pagato tramite il fisco (e i ticket), cioè dalla solidarietà; la privata invece è una “impresa” che trae profitto dalla malattia del prossimo! I lombardi, fra i quali molti (fra cui i dirigenti) si vantano di avere una sanità efficiente, sono quelli che pagano più sanità privata (circa il 40% in confronto alla spesa pubblica). E ritengono di avere un sistema sanitario efficiente. Ma travisano la questione: per dire di avere una sanità efficiente bisogna che sia efficiente la sanità pubblica, senza doverne pagare un’altra in sovrappiù che la supplisca (ma per loro è di moda il termine “integrare”)!

3.- La Costituzione: Art.32, Art.33, Art.117

     Premetto che io non intendo commentare/interpretare questi articoli da Costituzionalista o da giurista, ma ritengo che alcune riflessioni “popolari”, cioè da semplice cittadino, siano legittime (se sbaglio correggetemi!). Propongo una riflessione sulle differenze e sulle somiglianze fra gli Art. 32 e 33, poichè sono entrambi e ugualmente finalizzati a soddisfare diritti fondamentali dei cittadini (salute e istruzione).

     Art.32 La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Ecc.

     Art.33 La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. Ecc.

     a) il 33 mi sembra più concreto: “la Repubblica detta le norme… ed istituisce scuole…”; il 32 invece si esprime a livello intenzionale o generico: “… tutela …” e “… garantisce…”. Senza però indicare né norme né mezzi per tutelarlo e garantirlo concretamente.

     b) la differenza è fondamentale: il Servizio Scolastico Nazionale è radicato nella Costituzione, invece il Servizio Sanitario Nazionale, pur essendo ovviamente ispirato al principio costituzionale, è fondato su una legge ordinaria del Parlamento.

     c) il Parlamento può mutare e quindi anche il Servizio Sanitario può essere mutato (fatto e disfatto) in base agli effimeri successi elettorali dei partiti, e questi possono modificare il Servizio Sanitario senza trovare nell’Art.32 indicazioni che li vincoli a non stravolgere le strategie, i mezzi, gli obbiettivi, ecc.

Poniamo che una maggioranza parlamentare, o di un Consiglio Regionale, legiferi di:

. esternalizzare alcuni o tanti servizi sanitari per semplificare il bilancio del Ministero della salute, ecc.

. imporre ticket per il pronto soccorso per scoraggiarne l’accesso, ecc.

. di favorire maggiormente gli imprenditori di strutture sanitarie private anziché le strutture del servizio sanitario pubblico, ecc.

. e cosa dire dello smembramento del diritto fondamentale in venti Servizi Sanitari Regionali?

     Questo dimostra che il diritto fondamentale alla salute, senza adeguati strategie e obbiettivi e mezzi indicati nella Costituzione, non è garantito dalla Repubblica, ma dipende da maggioranze politiche temporanee.

     d) il 33 afferma che “enti e privati” possono svolgere la funzione educativa, ma “senza oneri …”; il 32 invece non indica nessun altro soggetto (enti e privati) che insieme allo Stato possa realizzare il diritto alla salute. Afferma semplicemente che “garantisce cure gratuite agli indigenti”. Non è esplicitato se “garantisce” tramite il proprio diretto intervento o demandandolo ad altri, qui ignoti. Quindi dobbiamo primariamente intendere che il soggetto che garantisce è la Repubblica, essa stessa, senza delegare ad altri soggetti (non indicati). Eppure, ironia della sorte, dove gli enti e i privati sono stati riconosciuti (Art.33), il loro ruolo e la loro importanza è sempre rimasta marginale ed è diminuita nel tempo, dove invece non sono stati previsti (Art.32), la loro presenza e la loro importanza è aumentata fino a competere con il servizio pubblico. Fino al punto che oggi molti amministratori si ritengono legittimati di parlare di “due sanità”, la pubblica e la privata che, stando al loro gergo, dovrebbero integrarsi.

     e) per il 33 nel corso degli anni la Repubblica si è assunta sempre più il compito di istituire scuole per tutti i cittadini; per il 32 invece nel corso degli anni la Repubblica ha complessivamente, e proporzionalmente all’aumento della popolazione, diminuito le sue strutture sanitarie. Conseguenza è che oggi non tutti possono trovarvi accoglienza.

     f) e a chi resta fuori, cioè a chi si trova costretto a ricorrere a prestazioni a pagamento, chi “garantisce cure gratuite”? E’ comunque e sempre dovere della Repubblica. Come? Cioè, la Repubblica deve pagare per il malato il soggetto privato che lo ha curato.

     g) perché non chiarire anche nell’articolo 32, come nel 33, che “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. A tale scopo detta le norme generali sul Servizio Sanitario ed istituisce strutture sanitarie pubbliche per tutti i cittadini”?

     h) l’Art.117 definisce che rientra nella legislazione esclusiva dello Stato: “m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale; n) norme generali sull’istruzione; o) previdenza sociale;”.

     Si può certamente intendere che nei “diritti sociali” e nella ”previdenza sociale” si deve includere anche la “salute”. Ma quale causa ha impedito di esprimere chiaramente nella Costituzione anche a proposito della salute quello che si afferma per l’istruzione?

     i) infine, nelle materie di legislazione concorrente per quanto riguarda la salute viene citato solamente: “tutela della salute; alimentazione”. Sinceramente, mi pare che tutto questo, e niente altro che questo, non sia sufficiente per implementare il “diritto fondamentale” come è dichiarato nell’Art.32.

     Due considerazioni conclusive:

     1) Il diritto alla salute è fondamentale perché esso equivale al diritto alla vita, sia per la durata sia per la qualità di essa. Non può essere demandato ad una legge ordinaria del parlamento soggetta ad alterne vicende politiche né può essere differenziato in venti implementazioni regionali fra loro diverse. Perché la disuguaglianza in un diritto fondamentale non è accettabile. Qui non si tratta di determinare i giorni di vacanza del calendario scolastico.

     2) Quindi, dopo l’esperienza dei decenni passati, occorre ripensare e ridefinire il compito della Repubblica:

. per garantire il diritto fondamentale alla salute occorre dire “più Costituzione” e meno “legge ordinaria”,

. per non lasciar fuori nessuno è necessario dire “più Stato e meno privato”,

. e per evitare la disuguaglianza occorre dire “più Stato e meno Regioni.

4.- I medici, chi sono costoro?

     Oltre ai disagi descritti, ciò che stupisce in questa caccia al tesoro, è che il malato in pratica incontra (per una prestazione nel servizio pubblico, in intramoenia, nel privato convenzionato e nel privato pagato) gli stessi medici che avrebbe dovuto incontrare nel servizio pubblico. Perché? Perché in Italia non esistono medici privati, ma solamente medici che si sono formati all’università pubblica, frequentata gratuitamente perché pagata dai contribuenti, e che hanno fatto esperienza nelle strutture del servizio pubblico, pure esso pagato dai contribuenti, ecc. E’ stato creato un sistema veramente labirintico in cui il malato incontra lo stesso medico con camici diversi in strutture diverse. Perché? Vi è una “causa”, anche se priva di razionalità, che determina questa diaspora dei medici e questa metamorfosi dei camici?

… selva oscura:

. da chi sono assunti i medici che lavorano nel SSN? Li assume lo Stato? O sono assunti dalle Regioni, o dalle ASL? Avvengono concorsi? Come? Quando? Esiste un contratto di lavoro nazionale o Regionale per tutti gli operatori nel SSN?

. quanti e quali sono i medici, oltre ai medici di base, che lavorano solamente nel servizio pubblico “a tempo pieno”? Quanti e quali quelli che lavorano “part time” nel pubblico e contemporaneamente nella libera professione? Vi sono norme che regolano la loro bilocazione professionale?

. forse che i medici sono scarsamente retribuiti nel servizio pubblico e hanno bisogno di integrare il loro stipendio?

. forse che nel servizio pubblico non possono realizzare le loro aspirazioni professionali, quali la ricerca, la carriera, ecc.?

. vogliono forse fuggire da gerarchie costrittive e cooptative (baronie), da fossilizzazione dei ruoli, da lottizzazioni di potere o di ideologie all’interno alle strutture pubbliche?

. o è il soggetto pubblico stesso, cioè lo Stato o la Regione o la ASL, che non li assume? Che non vuole spendere di più? Che non ha, e non vuole procurare le strutture adeguate per farli lavorare dignitosamente?

Due categorie sociali

     Soprattutto non si parla mai dell’Ordine dei medici e degli Ordini dei medici locali e di categorie specifiche. Nel suo percorso il malato incontra “il singolo medico” con la sua caratteristica personalità; ne apprezza l’attenzione e la cortesia e i due instaurano un rapporto personale fondato sulla fiducia. Tutto bene, nel rapporto individuale!

     Ma in quella sede si incontrano anche due categorie sociali: i malati e i medici. Gli uni e gli altri appartengono alla stessa Comunità civile e politica, alla stessa Costituzione, ecc. Entrambi hanno, oltre a reciproci diritti e doveri, anche interessi. Ai malati (cittadini) interessa la salute, ai medici (professionisti) interessa la loro posizione professionale, sociale ed economica. L’interesse dei cittadini è tutelato dal Servizio Sanitario Pubblico, quello dei medici è tutelato dall’Ordine dei medici nazionale o dai tanti Ordini locali e di categorie specifiche. Purtroppo non vi sono prove per ritenere che questi Ordini abbiano verso i cittadini la stessa cortesia che offre il singolo medico. Purtroppo il confronto fra le due categorie (per molteplici ragioni) è a vantaggio dei medici. Non vedo in loro alcuna difesa del Servizio Sanitario pubblico. Non mi è noto che gli Ordini abbiano mai invitato i loro iscritti a manifestare pubblicamente in difesa del Servizio Sanitario pubblico per tutti i cittadini. Conosco qualche manifestazione spontanea di gruppi di medici, ma non sottoscritta o condivisa da qualche Ordine. Gli insegnanti e i loro sindacati hanno manifestato e lottato in difesa della scuola per tutti i cittadini!

Alcune considerazioni:

a. La diaspora dei medici mi stupisce se penso, per confronto, a quello che succede nel sistema scolastico: non ho mai incontrato colleghi insegnanti che preferissero lavorare nelle scuole private o che volessero integrare i due lavori. Tutti consideravano un onore insegnare nella scuola statale! E, in alcune occasioni, hanno difeso la loro scuola pubblica con il loro stipendio (sciopero).

b. Nella scuola pubblica lo Stato stesso ha potenziato di sua iniziativa l’offerta formativa curricolare per evitare che gli studenti dovessero ricorrere a spese familiari per lezioni private. Davvero lo Stato non ha risorse per evitare che i malati debbano ricorrere a spese aggiuntive per visite private?

c. Ipotizzo che su questo problema esista una “causa”, forse rintracciabile nella stesso formulazione degli articoli 32 e 33. Mi chiedo: perché la Repubblica “detta norme” per il diritto all’istruzione (scuola) ma non per il diritto alla salute? Mi sorge un’ipotesi diabolica, forse è un cattivo pensiero, ma, diceva Andreotti che pensare male è peccato ma si azzecca! Dunque, tentiamo: non sarà forse perchè gli insegnanti sono sempre stati e sono una categoria socialmente e politicamente debole e al contrario i medici sono sempre stati e sono una categoria forte? E’ ovvio che è più facile dettare norme ai deboli anziché ai forti! 

d. All’origine della Repubblica, prima che fosse istituito il Servizio Sanitario Nazionale, tutti i medici, a parte i medici condotti, erano medici liberi professionisti. E tali hanno voluto e vogliono restare. La “libera professione” probabilmente è nel loro DNA. La Politica non è riuscita a convertirli e innamorarli del “servizio pubblico”. Né a “dettare norme”.

e. Sono ancora figli di Ippocrate? E il giuramento di curare tutti, senza distinzione tra poveri e ricchi? Temo che la loro coscienza etica si sia offuscata; possibile che non sia loro evidente che se offrono prestazioni a cifre fra i 130-200 euro significa che intendono consapevolmente negarle ai poveri!?

f. E sono figli della Costituzione? Si rendono conto che la professione di medico è una assunzione di responsabilità per essere operatori e tutori nei confronti del dirittocostituzionalefondamentale della salute? Entrano pienamente e spontaneamente nell’Art.32 e si assumono la responsabilità della sua realizzazione! Anche verso “gli indigenti”! Questa è (o sarebbe) la loro dignità! Oh, se i medici fossero orgogliosi di lavorare nel Servizio Sanitario pubblico come gli insegnanti lo sono per il loro lavoro nella Scuola Statale!

g. Tuttavia non voglio tacere che ognuno di noi ha conosciuto anche medici che operano a tempo pieno nel servizio pubblico, cioè i medici di base e i medici specialisti che non si avvalgono dell’attività in libera professione (intramoenia, o in strutture private). A tutti loro sia riconosciuta dignità, onore e gratitudine. Figli dell’etica di Ippocrate e della Costituzione!    

5.- I MEDICI CHIUSI

     Si dibatte molto, giustamente, sul Servizio Sanitario Nazionale e sui Servizi Sanitari Regionali che lo realizzano nell’ambito del potere loro conferito; si discute di organizzazione, di soldi, di riforme, di competenze concorrenti ed esclusive, ecc.

     Ma resta sempre taciuto un problema: i medici! di quanti medici ha bisogno il Servizio Sanitario Pubblico? Essi sono una delle condizioni fondamentali, come abbiamo visto sopra, per poter offrire le cure: medici, strutture e soldi. Senza medici non si cura! Possiamo discutere sul rapporto di concorrenza fra Stato e Regione, possiamo trovare l’organizzazione ottimale sul territorio, possiamo costruire urgentemente un nuovo ospedale, ma senza i medici non si cura!

     Strutture sanitarie e soldi possono e devono essere deliberati dalle autorità politiche e amministrative, ma i medici devono essere formati all’università, e in seguito nei corsi di approfondimento per le specializzazioni, nei laboratori per la ricerca, ecc. Ma si dimentica che i giovani accedono alla facoltà di medicina in numero limitato, detto numero chiuso! Sono sette le facoltà che a livello nazionale sono protette dal numero chiuso; cinque di esse riguardano la salute, compresa quella degli animali! Come si può spiegare questa protezione?

Considerazioni sul numero chiuso.

     Da sempre i medici provengono e si formano con percorsi di studio altamente qualificati; e a ciò ha sempre conseguito una ovvia selezione culturale e sociale. Una selezione senza però precludere ai “meritevoli” di accedervi.

a. Selezione non significa esclusione; significa semplicemente richiedere una eccellente preparazione e formazione, accogliendo chiunque sia riuscito ad acquisirla. La selezione serve a garantire la qualità dei futuri medici, non riguarda la quantità. Esempio: su una scala di punteggio da 1 a 10 si stabilisce che risultano ammessi solo quelli, ma tutti quelli, che hanno raggiunto un punteggio da 8 a 10. Cioè la selezione avviene alla fine della percorso di preparazione e non esclude nessuno che sia meritevole. La esclusione è inevitabile solamente quando si tratta di concorrere per un posto di lavoro e i concorrenti sono troppo numerosi; anche se molti altri candidati sono meritevoli non tutti possono essere assunti (restano esclusi, ma in lista di attesa in quanto meritevoli).

b. Numero chiuso per la iscrizione per una facoltà universitaria invece significa impedire di accedere alla formazione, cioè alla possibilità di dimostrare che si è meritevoli e si sarà in grado di svolgere la professione di medico. Il numero chiuso impedisce di iscriversi a medicina anche a un cittadino che voglia studiare medicina per sua cultura personale!

c. Si confonde cioè l’accesso alla formazione con l’accesso ad un posto di lavoro. Confusione o sovrapposizione; praticamente, nel momento che un giovane si iscrive a medicina ha già il contratto di lavoro sicuro. Questa confusione è forse la chiave del problema. Oltre a difendere la tradizionale selezione sociale e culturale, il numero chiuso serve a garantire il posto di lavoro per il futuro medico! Infatti i laureati in medicina, fra tutti i laureati, sono coloro che trovano lavoro nel tempo più breve.

d. Il numero chiuso protegge una professione non solo già socialmente e culturalmente prestigiosa, ma anche economicamente medio-ricca. Temono i medici che se fossero molto più numerosi la loro posizione sociale ed economica diventerebbe più debole?

e. Essendo quella del medico una professione funzionale e necessaria per la realizzazione di un diritto fondamentale della persona, ritengo che non sia legittimo impedire ad un giovane di accedervi e di esercitarla. Impedire la formazione di un medico significa ostacolare il diritto alla salute dei cittadini.

f. Il numero chiuso, tuttavia, se ci limitiamo a una considerazione superficiale, fa comodo a tutti: agli studenti di medicina che trovano aule e laboratori in numero adeguato senza doversi ammassare come sardine, ai giovani laureati che hanno un lavoro immediato garantito, alle famiglie che, o ricche o povere, sanno di non sprecare soldi nella formazione del figlio, allo Stato (cioè ai contribuenti), che non spreca risorse pubbliche per giovani universitari che non completano il corso di formazione o che restano disoccupati, ecc. Fa comodo a tutti, ma non ai malati.

g. In Italia il numero chiuso è divenuto legge nel 1987. Chi lo ha voluto? Forse l’Ordine dei medici, forse i politici che hanno legiferato, forse si è trattato di complicità? Ora non importa accusare questo o quello; occorre riflettere e agire tenendo conto delle conseguenze da esso generate, cioè un insufficiente numero di medici. Non c’è dubbio che debba essere abolito.

h. In virtù del numero chiuso i medici, dopo un percorso universitario privilegiato, si trovano sul mercato della salute in una posizione di vantaggio: a) non vi è fra di loro concorrenza nei confronti del malato, b) e il potere della contrattazione con il legislatore/amministratore, è in mano a loro (Ordine dei medici)! Quando una merce è scarsa e necessaria la si paga a qualunque prezzo o a qualunque compromesso!

i. E’ tutta colpa della venalitàdei medici? No, perché qui si rivela la complicità dei politici che non predispongono strutture adeguate per accogliere adeguatamente malati e medici nel servizio pubblico. Se il servizio pubblico fosse esauriente, se accogliesse tutti i malati, l’offerta di cura privata non avrebbe forza contrattuale. Questo è il compito dei politici, se vogliono rappresentare la Repubblica!

l. Certamente la colpa non è tutta dei medici, tuttavia non posso tacere di non ricordare che i medici abbiano sostenuto o lottato, come si dice in gergo sindacale e civile, a favore del Servizio Sanitario Pubblico, come invece hanno lottato spesso gli insegnanti per la scuola statale.

m. Il numero chiuso per le facoltà che riguardano la salute è nocivo in assoluto. Perché se i medici sono insufficienti le attese per la cura saranno inaccettabili non solo nel servizio pubblico (sanità pubblica) ma anche nelle strutture private (sanità privata): senza medici non funziona né la sanità pubblica né quella privata. Non solo, anche se lo Stato o gli imprenditori privati aumentassero le strutture sanitarie, senza medici sarebbero inutili!

Professione e vita sociale.

     E infine, ma non per ultimo! La vita sociale è complessa, tutti siamo connessi e necessari gli uni agli altri. Anche se nessuno ha il diritto di negare se stesso agli altri, è tuttavia lecito che ognuno cerchi per la propria realizzazione e per dare il suo contributo di servizio alla società (art.2 e art.4 della Costituzione) di formarsi alla professione che più lo aggrada e che ritiene possa garantirgli una condizione dignitosa per la sua vita quotidiana. Ma non tutte le professioni hanno la stessa valenza civile ed etica; alcune soddisfano esigenze utili e legittime, ma altre sono necessarie per rispondere a diritti fondamentali della persona, come la salute, e l’istruzione, e la giustizia, ecc. Ritengo quindi che chi sceglie di operare in queste professioni lo faccia, o lo debba fare, primariamente consapevole di operare per il diritto della persona, non solo per la miglior posizione economica del suo lavoro. L’insegnante, il medico, il giudice, ecc. sono, e devono esserne consapevoli, figli della Costituzione!

Parte II: … AL COSMO

6.- Cittadinanza …

     Dopo questa lunga rievocazione del percorso del malato alla ricerca della salute sento il bisogno di ricorrere al potere comunicativo della metafora, e scusate se mi avvalgo di ricordi autobiografici. Esso mi rievoca il tempo della mia infanzia, anni cinquanta del secolo scorso, quando vivevo, come allora la maggior parte degli italiani, in un paese di campagna dove erano due le figure di cui noi, o timidi, o impotenti o ignoranti, ci dovevamo fidare: il prete e il medico (e la maestra); sulla loro parola non si discuteva da parte nostra. Ecco, mi sembra che ancora oggi il nostro rapporto con il medico e con il servizio sanitario, sia improntato a quella sudditanza: muoviamo i nostri passi come persone bendate, senza discutere su di esso. Perché è così? Perché devo andare di qua e poi di là? Potrebbe essere diverso?    

     Ai tempi della mia infanzia anche la Repubblica era giovane, gli italiani erano ancora infettati dalla sudditanza a lungo vissuta. La cittadinanza, finalmente conquistata, doveva ancora crescere e diventare sangue dei cittadini e dei legislatori. E la mia immaginazione mi fa pensare che quando la giovane Repubblica ha voluto tutelare la salute dei suoi cittadini si è rivolta ai medici con atteggiamento di sudditanza: Vi prego, la salute è un diritto fondamentale, abbiate cura di tutti, anche dei più bisognosi! E si è affidata a loro! Ecco perché l’articolo 32, pur esprimendo la volontà della Repubblica di tutelare la salute di tutti i cittadini, lascia di fatto carta bianca ai medici. E di conseguenza nel corso del tempo è stato necessario contrattare in più occasioni la cura della salute con e fra le diverse ideologie dei partiti, con i medici stessi (e con altre lobby). E’ da queste contrattazioni che è nato in più tappe il Servizio Sanitario Nazionale vigente.

https://it.wikipedia.org/wiki/Servizio_sanitario_nazionale_(Italia)

     Ma oggi, dopo settanta anni di esperienza, è ora che la ex-giovane Repubblica agisca la sua maggiorità. Dalla sudditanza alla cittadinanza. Cittadinanza è avere e agire diritti e doveri. I cittadini hanno il diritto di non giocarsi la loro salute come una “caccia al tesoro”; il loro percorso non deve avvenire in un labirinto.Il Servizio Sanitario cui affidano la cura di se stessi deve divenire per loro trasparente e sicuro.

     Oggi è diritto dei cittadini ripartire dal principio costituzionale. Hanno il diritto di riformulare il primitivo principio e scrivere in esso con inequivocabile chiarezza la strategia per realizzarlo senza demandare questo compito al legislatore ordinario. Garantire nel testo costituzionale la certezza che il “diritto fondamentale” sarà rispettato. E’ ora che i cittadini, tramite i loro rappresentanti politici (partiti, parlamento) si assumano la responsabilità e la gestione della propria salute, non di demandarla alla libera professione dei medici.

… selva più oscura:

. quale partito pone il diritto alla salute come obbiettivo essenziale della sua politica di governo?

. quale legislazione Regionale pone il diritto alla salute come obbiettivo prioritario della sua politica? Solo i malati e le loro famiglie devono ricordarsi “Prima di tutto la salute! Per la salute non si guarda a spese!”?

. quale Ordine dei medici, sia nazionale o regionale o di categoria, ha come suo obbiettivo la migliore efficienza possibile del Servizio Sanitario Pubblico?

. infine la cittadinanza frantumata. La tutela della salute da quando è stata distribuita in 20 servizi sanitari regionali ha creato innegabilmente differenze, cioè disuguaglianze. Innanzi tutto è stata colpita la solidarietà civile. Sono note le contestazioni di alcune Regioni contro il contributo fiscale generale per la sanità. Ora ognuno deve affrontare da solo le difficoltà o i problemi della sanità nella sua Regione: se ci fosse un problema di cattiva gestione sanitaria, ad esempio, in Lombardia, i lombardi non potranno contare sulla solidarietà dei cittadini di altre regioni, perché questi, anche se si sentono solidali, non possono tuttavia intervenire/interferire. E viceversa. Possibile che insieme ai motivi a favore per l’affidamento della sanità alle Regioni, nessuno abbia considerato questo inevitabile effetto civilmente deleterio? E possibile che ora nessuno abbia volontà di porvi riparo? O forse a qualcuno giova? Divide et impera è sempre vero.

7.- … e politica

Art.32

a. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

b. Per la realizzazione di tale diritto la Repubblica detta le norme generali sul servizio sanitario, stabilisce i livelli essenziali delle prestazioni ed istituisce strutture sanitarie per  tutti i cittadini e per tutte le aree della salute.

c. Enti e privati hanno il diritto fondare istituti sanitari per la formazione e la ricerca medica e per praticare la cura della salute, senza oneri per lo Stato e senza costi aggiuntivi per il malato.

d. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun modo violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

1) Si tratta di un diritto fondamentale, quindi devono essere esplicitate norme che lo definiscono e lo realizzano in tutte le aree della salute e su tutto il territorio. Non può essere diversamente formulato in venti Leggi Regionali. Rivedere il Titolo V art.117 per riequilibrare la “concorrenza” nel senso di “molto più Stato e molto meno Regione”!

2) Si tratta di un diritto fondamentale, quindi nessuna area della salute deve essere esclusa o trascurata. Attualmente alcune aree (occhi, denti, orecchi, psiche) sono consapevolmente lasciate quasi totalmente alla attività dei rispettivi liberi professionisti (oculisti, dentisti, audio protesisti, psicoterapeuti), aggravando i malati di ingenti spese.

3) Si tratta di un diritto fondamentale, quindi non si può impedire ai giovani di accedere alla formazione medica per realizzarlo. E’ potere/dovere dello Stato abolire il numero chiuso per i giovani che vogliono iscriversi alla facoltà di medicina. Tutti quelli che desiderano dedicare la loro vita/professione per la realizzazione di questo diritto hanno il diritto di accedervi. E’ importante esigere da loro una eccellente formazione, ma non vanno esclusi e ostacolati preventivamente. Il giusto potere dello Stato deve contrapporsi al privilegio e al potere di una categoria professionale.

4) Si tratta di un diritto fondamentale, quindi lo Stato deve dedicare ad esso tutte le strutture di cui dispone attualmente e organizzarsi per disporne in futuro fino all’esaurimento completo del bisogno di cura. La salute innanzi tutto! Perciò va abolito l’esercizio della libera professione intramoenia. L’intramoenia non arricchisce l’offerta di cure del servizio pubblico, ma vi sottrae qualcosa, e grava sui costi del malato. 

5) Per le stesse ragioni vanno abolite le prestazioni private in convenzione. Ogni prestazione convenzionata costa sempre qualcosa in più (il profitto per l’imprenditore) del servizio pubblico. Come abolirle? Lo Stato deve creare strutture di servizio pubblico fino all’esaurimento del bisogno; o le crea o le acquista dagli imprenditori privati assumendo anche i medici che eventualmente vi lavorano da liberi professionisti. Per la salute non si bada a spese! Si spendano anche per la salute i miliardi del PNRR!

6) Si tratta di un diritto fondamentale, quindi non si può stabilire che il medico di base dedichi a ogni malato un millecinquecentesimo del suo tempo-lavoro. Quanti minuti in un anno? Si consideri anche che, ad esempio, cinquecento anziani, frequentemente malati, necessitano di più cura di altrettanti giovani-adulti mediamente sani. Quindi il numero massimo di pazienti per medico di base deve essere, prima di tutto diminuito, e anche “ragionato” in base alle situazioni, non stabilito e imposto a prescindere!

7) Si tratta di un diritto/dovere fondamentale, quindi lo Stato non può affidarne la realizzazione a “liberi” professionisti che offrono la loro prestazione in base a criteri di mercato. Ha il dovere e il potere di gestirlo egli stesso. Perciò deve assumere tutti i medici che hanno compiuto la formazione e costituire con tutti loro il servizio sanitario pubblico gestito e dignitosamente retribuito dallo Stato. Per ogni medico questo sia motivo di dignità e onore (come lo è per ogni insegnante della scuola pubblica). Lo Stato deve offrire ai medici, oltre la formazione universitaria, opportunità per approfondimenti professionali e scientifici e per la ricerca.

8) Si tratta di un diritto fondamentale cui corrisponde un dovere/potere fondamentale dello Stato, quindi è suo compito di realizzarlo fino a quando nessun malato avrà la necessità di ricorrere a prestazioni private. E così deve essere! Questo è l’obbiettivo del potere/dovere dello Stato.

9) Si tratta di un diritto fondamentale che non può convivere con la lunga e diffusa insufficienza di medici, perché essa rende vano anche un eventuale intervento, sia pubblico che privato, per aumentare le strutture: senza medici non funziona né la sanità pubblica né quella privata.

10) Si tratta di un diritto fondamentale e di fronte ad esso gli Ordini dei medici devono rinunciare ai privilegi per le loro categorie e recepire la volontà originaria della Repubblica di favorire l’uguaglianza e la solidarietà nella realizzazione del diritto alla salute.

11) Enti e privati (non previsti nell’Art.32) possono impegnarsi nella formazione, nella ricerca medica, anche tramite specializzazioni e tradizioni mediche/terapeutiche (extra-universitarie?) riconosciute dallo Stato, e nella cura dei malati, ma senza oneri per lo Stato e senza richiedere costi aggiuntivi ai malati.

12) I malati che fruiranno delle loro terapie pagheranno un ticket come pagherebbero per analoghe terapie nel servizio pubblico. Cioè come paga oggi per le prestazioni convenzionali, se si tratta di prestazioni identiche a quelle che offre il servizio pubblico (es. radiografie, visite, ecc.);se invece si tratta di prestazioni alternative, cioè non presenti nell’offerta del servizio pubblico, ma comunque riconosciute dallo Stato (omeopatia, agopuntura, psicoterapia, ecc.) i malati pagheranno un prezzo equivalente al costo medio dei ticket per le comuni terapie nel servizio pubblico.

Mario Cucchi

nonno.nuvola@tin.it

www.pace3016.com

Varese 14.03.2022

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