Letture civili

Lc 4 – Finanza, crisi, governanti

Care amiche e cari amici,

 non è facile neppure per me leggere libri di economia e finanza; mi mancano studi propedeutici, mi manca l’inclinazione a vedere tutto in termini economici; a vedere la vita tramite la lente della economia, ecc. Eppure, data la situazione in cui ci troviamo, ho voluto provare, e non me ne pento! Ne ho letti alcuni fra i quali: “Finanzcapitalismo” di L.Gallino, “Contagio” di L.Napoleoni (che già vi ho presentato) e questi che vi presento ora.

Devo ammettere che non riuscivo, e non riesco ancora, a comprendere adeguatamente tutti i dettagli dei termini e dei fenomeni economici e finanziari descritti, ma alla fine della lettura … ogni volta ho dovuto riconoscere di aver capito qualcosa di nuovo! Provateci anche voi. Ci vuole pazienza! E se io ho capito male correggetemi!

 

1) MASSIMO AMATO e LUCA FANTACCI: Fine della finanza. Da dove viene la crisi e come si può pensare di uscirne. Donzelli 2009 e 2012.

– Anche gli autori di questo libro sono docenti alla Bocconi, quindi alla Bocconi non esiste solamente produzione e diffusione de pensiero economico neo-liberista, quello che ha illuminato e accecato tanti (non tutti) economisti e governanti (politici, dirigenti, imprenditori, sindacati) negli ultimi decenni.

– La “finanza” non è un male in se stessa, ma è stata sottoposta a regole che sono sbagliate.

– Credevo che i politici fossero, e siano, impotenti nei confronti dell’economia e della finanza, invece non è vero! Ci sono state tante occasioni nella storia in cui i politici, (imperatori, re, e governanti democratici anche attuali) hanno scelto fra più possibilità, e hanno condotto l’economia e la finanza nelle condizioni in cui ci troviamo oggi! Loro ci hanno condotto in queste condizioni, non il destino o la necessità!

– I politici hanno il potere di dare regole, di cancellare regole e di non dare regole alla finanza e all’economia. Ma non hanno esercitato il loro potere nell’interesse della società.

– Le regole della finanza che ancora oggi ci sovrastano sono state create dai re di Spagna, di Francia e di Inghilterra secoli fa per creare i loro imperi, e tuttora queste regole sono funzionali agli imperi di oggi… Abbiamo ereditato e abbiamo noi stessi una “moneta di guerra”; “guerra” non solo in senso metaforico!

– I politici ci assicurano che avremo nuovamente nuovo sviluppo e accrescimento di ricchezza. Promesse inaffidabili se non specificano che cosa può e deve crescere e che cosa non può crescere. Chi deve avere di più e chi no.

– Il problema economico del mondo non è quello di creare più ricchezza, ma di distribuirla diversamente, sia all’interno di una nazione sia tra le nazioni; il problema è il divario tra la “ricchezza” degli straricchi e dei poveri.

– Nel 1944 quarantaquattro Stati concordarono che le loro monete sarebbero state convertibili con il dollaro, e solamente il dollaro sarebbe stato convertibile con l’oro; nel 1971 uno solo di questi Stati stabilì che il dollaro non era più convertibile con l’oro! Indovinate un po’!?

– Ecc. ecc.

Sinossi (una delle tante da internet)

Si dice, con leggerezza, che tutte le crisi prima o poi finiscono – salvo ammettere in seguito, con altrettanta leggerezza, che ve ne saranno sempre di nuove. Ma le crisi non sono affatto un inevitabile «effetto collaterale» della finanza. Piuttosto, sono la prova di un difetto costitutivo dell’attuale configurazione della finanza di mercato. È pensabile un’altra finanza? Per rispondere a questa domanda gli autori sottopongono la crisi finanziaria a una triplice interrogazione. Che cosa è entrato in crisi? Non semplicemente un insieme di strumenti, ma un’intera concezione della finanza. Le stesse innovazioni che ieri promettevano a tutti, attraverso un crescente indebitamento, benefici indiscriminati, sono diventate improvvisamente causa di sofferenze e di perdite altrettanto indiscriminate. In ogni caso, esse sono il portato di una finanza che manca sistematicamente il proprio fine. Ma il fine della finanza coincide con la fine, ossia con il pagamento a tempo debito e la chiusura dei conti fra debitori e creditori. Da dove viene la crisi? Non da una frenesia di novità e di profitto degli ultimi decenni, ma da una lunga serie di decisioni, più o meno consapevoli. Ripercorrendo a ritroso la storia finanziaria dell’Occidente moderno, il libro rintraccia le radici di un sistema che ha fatto del credito e della moneta una merce, per poter finanziare indiscriminatamente la pace e la guerra. Come uscire dalla crisi?Non accontentandosi di palliativi, capaci solo di preparare ulteriori e più gravi crisi, ma impegnandosi in una riforma del sistema monetario e creditizio fondata su un pensiero adeguato. Ripensare la finanza significa, oggi, imparare a distinguere ciò che troppo spesso è confuso: moneta e credito, moneta e merce, economia di mercato e capitalismo. E riaprire il dibattito sui principi e sui fini implicati da un rapporto sano fra economia e finanza, di cui si sente sempre più drammaticamente l’esigenza.

 

2) PAUL KRUGMAN: Fuori da questa crisi, adesso! Garzanti 2012

– Le fasi di recessione non possono essere curate con l’austerità; se i cittadini non sono nelle condizioni di poter spendere, devono spendere i governi!

– Obama ha speso qualcosa nella direzione giusta, ma è stato troppo cauto, perciò non ha risolto la recessione e ha perso la fiducia politica. Se avesse speso di più ….

– Nel passato gli USA sono usciti definitivamente dalla grande recessione quando il governo “ha speso” in armi per intervenire nella seconda guerra mondiale….

– Un Paese è agevolato a uscire da una fase recessiva se dispone di una moneta autonoma….

– L’inflazione reca aiuto al debitore…, ecco perché i creditori non ne vogliono sapere….

– L’UE ha costruito l’euro, fin dal 1979 (Maastricht), senza preparare le condizioni economiche (e quelle politiche) adeguate ….

– Una organizzazione politica-economica di “Stati uniti” può reggersi solamente se fra gli Stati membri esiste solidarietà e non competizione….

– In economia non si può assumere l’atteggiamento etico: se prima hai peccato ora fai la penitenza….

– Se un debitore non è in grado di restituire il debito, la responsabilità non è solo sua ma anche e soprattutto del creditore….

– Quando uno Stato membro cade in difficoltà (qualunque sia stata la causa), prima riceve l’aiuto e poi “farà i compiti a casa”….

– I governi dell’UE infliggono prima l’austerità ….

– Se i governanti avessero ascoltato gli economisti ortodossi, sarebbero bastati pochi mesi di interventi adeguati e coraggiosi….

– Ecc. ecc.

Presentazione (una delle tante da internet)

«Sono passati quasi tre anni tre anni e mezzo dal fallimento di Lehman Brothers e più di quattro anni dall’inizio della Grande Recessione. E i cittadini dei paesi più avanzati del mondo stanno ancora tutti soffrendo».

La Grande Recessione è iniziata nel 2008 negli Stati Uniti. Ha immediatamente contagiato l’economia mondiale e continua ad aggravarsi. Tra fatalismo e paura, aspettiamo l’evolvere degli eventi – verso il peggio, ci assicurano gli esperti.

Ma come siamo finiti in questo vicolo cieco? E perché, chiede Krugman, «i cittadini dei paesi più avanzati del mondo, paesi ricchi di risorse, talenti e competenze – gli ingredienti che assicurano prosperità e un tenore di vita dignitoso per tutti – stanno ancora soffrendo»?

Con l’abituale lucidità e forza polemica, il Premio Nobel per l’Economia individua le origini della crisi finanziaria, economica e politica che stiamo attraversando. E spiega quale strada dobbiamo intraprendere per superare le attuali difficoltà.

Fuori da questa crisi, adesso! si rivolge prima di tutto a chi sta soffrendo di più: a chi ha perso il lavoro e a chi non lo trova, soprattutto i giovani – che rischiano di pagare più di tutti, oggi e nel futuro. Per Krugman, la soluzione per uscire dalla Grande Recessione esiste ed è a portata di mano: ma è necessario che i nostri leader politici trovino la lucidità intellettuale e la determinazione necessarie.

 
 

 

 

 

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