Letture civili

Lc 20 – Carta di Palermo

Tutti noi adulti siamo anche genitori.

Due cose lasceremo ai nostri figli: questa terra e questa società.

Come gliele vogliamo lasciare?

 

 

 

Care Amiche e Cari Amici,

Vi presento alcune riflessioni su un documento poco noto, forse perchè è stato emanato in un semplice convegno, sia pure internazionale, a Palermo.

Il suo messaggio è chiaro: non considerare i migranti solamente portatori di problemi economici, di sicurezza, ecc. Essi sono “persona”. Questo concetto, o meglio questo valore, sia la chiave per riconsiderare tutto il complesso normativo, leggi e amministrazione, che è stato predisposto e impiegato, a livello internazionale e nazionale, per governare il flusso migratorio. Riconsiderarlo, correggerlo e soprattutto immaginare qualcosa di nuovo!

 

 

MOBILITA’ UMANA INTERNAZIONALE – CARTA DI PALERMO 2015

Dalla migrazione come sofferenza

alla mobilità come diritto umano inalienabile.

PALERMO, 13-15 Marzo 2015 – Cantieri culturali alla Zisa

IO SONO PERSONA

https://www.comune.palermo.it/js/server/uploads/_20032015172842.pdf

 

 

Premessa.

La Carta di Palermo, emanata nel corso di un convegno internazionale sul tema IO SONO PERSONA, affronta i problemi connessi alla accoglienza dei migranti, cioè di coloro che per varie cause sono costretti a partire dal luogo in cui sono nati. Non tratta esplicitamente delle cause della migrazione.

Essa si fonda su principi etici che sono già inclusi in Dichiarazioni internazionali e, almeno teoricamente, già recepiti dalle Costituzioni e dalle legislazioni di moltissimi Paesi, compresi ovviamente quelli coinvolti nei problemi della migrazione.

 

 

0.- Concetti chiave della Carta di Palermo.

– Io sono persona.

– La mobilità umana è un diritto inalienabile di ogni persona.

– La migrazione è necessità e sofferenza.

– Dichiarazione Universale dei diritti umani:

Articolo 13:

  1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
  2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

Articolo 15:

  1. Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.
  2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza.

 

 

1.- L’uguaglianza: non il destino ma il diritto.

“Nessun essere umano ha scelto, o sceglie il luogo dove nascere; tutti devono vedersi riconosciuti il diritto di scegliere il luogo dove vivere, vivere meglio e non morire.”

E’ una affermazione ovvia; possiamo semplicemente parafrasarla esponendola in forma di argomentazione:

. Tutti gli uomini sono uguali per i bisogni, per i diritti e per dignità.

. Tutti gli uomini nascono in luoghi diversi per risorse naturali e per opportunità sociali.

. Tutti gli uomini hanno diritto a spostarsi dal luogo di nascita per ricercarne uno che offra più mezzi e più opportunità per la realizzazione del proprio progetto personale.

 

 

2.- I luoghi della società umana.

La Carta parla di uomini che si spostano con sofferenza da un luogo, inteso sia come territorio e sia come società, a un altro.

E’ un dato di fatto che la ricerca di condizioni più favorevoli alla realizzazione del proprio progetto, o almeno “dove vivere meglio e non morire”, ha una sola direzione, cioè verso i luoghi dove ci sono più opportunità. Per semplificare la terminologia e sorvolare sui dettagli geografici, sociali, economici, politici e militari, chiamiamo i luoghi della partenza “mondo sud” e i luoghi di destinazione “mondo nord”.       Ecco, in sintesi, la Carta di Palermo parla dei problemi connessi al viaggio tra questi due luoghi, dal mondo sud al mondo nord, e in particolare dei problemi connessi alla accoglienza nei luoghi di destinazione.

 

 

3.- Migrazione e mobilità.

“Dalla migrazione come sofferenza alla mobilità come diritto umano inalienabile”.

MIGRAZIONE indica lo spostamento che avviene per necessità: cioè causato da grave povertà, da mancanza di libertà, da persecuzioni subite a causa di idee politiche o religiose, a causa dell’appartenenza etnica e soprattutto a causa di guerre. Le condizioni di vita sono tali per cui si lascia il luogo di origine per non morire ogni giorno.

MOBILITA’ indica uno spostamento che avviene liberamente per ricercare migliori opportunità per realizzare il proprio progetto di vita, per fruire di più istruzione, di più salute, di più benessere economico, ecc. Cioè, per vivere meglio. Il flusso della mobilità non è unidirezionale, dal mondo sud al mondo nord, ma può essere anche reciproco. E tale mobilità non è impedita da norme o da altri ostacoli. E’ riconosciuta come diritto.

 

 

4.- Ideale e reale.

– “Occorre dunque riconoscere la mobilità di tutti e di ciascuno come un diritto umano inalienabile”.

Può sembrare una affermazione ideale nel senso di impossibile, come dire “sarebbe bello, ma…”. E’ invece una affermazione “ideale” nel senso di “idea” o “visione” che orienta il nostro agire presente verso la realizzazione nel futuro di una condizione nuova, non esistente ora: il diritto di tutti alla mobilità.

Di fatto una parte degli uomini fruisce già del diritto di mobilità; vi è qualche argomento per dichiarare che l’altra parte non ne possa fruire? Quindi è una affermazione ideale, ma non irreale. Ed impegna il nostro agire sociale, economico e politico e militare a predisporre le condizioni per la sua piena realizzazione.

 

 

5.- Persona, non categoria.

Abolizione del permesso di soggiorno non è una provocazione, non è uno slogan velleitario. È la conferma di una scelta progettuale e valoriale, che impone l’eliminazione di apparati normativi emergenziali e disumani”.

– “Le attuali previsioni internazionali garantiscono ipocritamente il diritto di emigrare ma non garantiscono un corrispondente diritto all’ingresso con uno specifico dovere di accoglienza da parte degli Stati”.

– “La storia è piena di una legalità disumana”.

Forse è l’affermazione più provocatoria che troviamo in questo documento; cerchiamo di comprenderne il significato.

Secondo le attuali norme internazionali e nazionali gli uomini del mondo sud che migrano con sofferenza verso il mondo nord vengono classificati in categorie diverse: richiedenti asilo, profughi di guerra, profughi umanitari, migranti per motivi genericamente economici, cioè poveri, ecc. Tra costoro si possono distinguere i migranti ecologici, cioè per inquinamento delle loro risorse di vita, i migranti climatici per effetto del riscaldamento dell’atmosfera, i migranti del land grabbing, ecc. La migrazione di tutte queste persone, nonostante la specificità della loro condizione, è la conseguenza di una unica causa, cioè lo stile di vita degli uomini del mondo nord.

Purtroppo soltanto ai migranti inclusi in alcune categorie, previste nel diritto e nei trattati internazionali, viene concesso il permesso di soggiorno. Non a tutti, ma solamente a coloro che possono dimostrare di appartenere a una di tali categorie “fortunate”. La categoria più sfortunata, vedremo il perché più avanti, è quella dei migranti per motivi genericamente economici, cioè i poveri.

Perciò il permesso di soggiorno è uno strumento normativo su cui bisogna fare almeno alcune riflessioni.

Prima: è ambivalente perchè crea contemporaneamente l’accoglienza e il respingimento. Possiamo chiederci se sia prevalentemente uno strumento per accogliere o per respingere. La sua funzione reale è quella di respingere tutti coloro che non rientrano nelle categorie previste dalle norme internazionali e nazionali.

Seconda: crea differenza fra “persone” che si trovano in condizioni che, pur essendo diverse per alcuni aspetti, hanno in comune la stessa causa, cioè l’appartenenza al mondo sud! Un mondo dove gli uomini del mondo nord prelevano risorse, inquinano territori, e portano guerre per i propri interessi. La causa unica della migrazione con sofferenza è il rapporto fra gli uomini del mondo nord e gli uomini del mondo sud. La causa è unica, è la divisione della società umana. Quindi il permesso di soggiorno è uno strumento normativo ipocrita usato dagli uomini del mondo nord nel loro interesse, appellandosi alla artificiosa distinzione delle situazioni specifiche o cause prossime e non alla causa profonda e comune a tutti i migranti.

Terza: il permesso di soggiorno viene fatto pagare un costo esoso per i migranti, concesso o rinnovato dopo tempi lunghi di attesa, inserito in un circolo vizioso per cui se non lavori non puoi ottenere il permesso di soggiorno e se non hai il permesso di soggiorno non puoi ottenere il lavoro, e infine usato come una continua minaccia di espulsione in seguito a qualunque comportamento trasgressivo. Il permesso di soggiorno è uno strumento che comunque non elimina la permanenza irregolare anzi la crea.

Quindi la scelta progettuale e valoriale proposta dalla Carta è fondata su giuste motivazioni. La percepiamo come provocatoria o velleitaria? Ci lascia momentaneamente smarriti? Non siamo pronti? Sia nostro impegno elaborare questo nostro smarrimento e divenire capaci di offrire una accoglienza non condizionata da categorie artificiose ma fondata sulla dignità della persona.

 

 

6.- I poveri!

Perchè la categoria dei poveri, soprattutto quando sono migranti, è la più sfortunata?

Sappiamo che il permesso di soggiorno viene concesso in base a norme internazionali e nazionali complesse che sono interpretazione e applicazione dei diritti civili e politici e sociali riconosciuti nelle dichiarazioni internazionali e recepiti nelle legislazioni nazionali. Con una differenza: mentre i diritti civili e politici sono da tutti riconosciuti fondamentali e vincolanti, quelli sociali vengono riconosciuti sì, ma sempre con deroghe; cioè sono riconosciuti, ma saranno adempiuti solamente se sarà possibile. Perciò un migrante per motivi inerenti ai diritti civili e politici viene accolto, ma a un migrante per motivi inerenti ai diritti sociali si risponde che non è possibile accoglierlo, e non viene accolto. In pratica, per fare un esempio, gli uomini del mondo nord si comportano così: “Caro migrante, se a casa tua sei privo della libertà vieni pure a casa nostra, se sei povero resta a casa tua”.

 

 

7.- Gastarbeiter, cioè “ospite lavoratore”.

Negli anni cinquanta e settanta la Germania accoglieva gli immigrati, di cui aveva bisogno, e li definiva con questo termine. Dopo la lettura della Carta mi è tornato in mente perché esso esprime un bel concetto: esprime rispetto per l’ospite che viene e coinvolgimento sia per l’ospite che accoglie sia per l’ospite che viene; l’ospite incontra l’ospite. Io stesso, quando ero studente, sono stato per due vacanze estive Gastarbeiter in aziende tedesche e una volta semplicemente Gast in una famiglia (in cambio di piccoli servizi).

Lo sappiamo, oggi le condizioni economiche che esistevano allora in Germania non esistono in nessuno Stato europeo (e non solo), ma perché non ripensare questo concetto? perchè non ci abituiamo a sostituirlo a “irregolare”, a “clandestino” e simili? Accogliamo questo concetto nel nostro pensiero e nella nostra pratica civile; esso potrebbe operare nella nostra mente come un lievito, potrebbe guidarci a trovare anche oggi soluzioni nuove per gestire l’accoglienza.

 

 

8.- La persona e la comunità.

Per diritti di cittadinanza si possono intendere il diritto alla residenza legale, la protezione contro procedure illegittime di espulsione e di trattenimento amministrativo, l’accesso al mercato del lavoro, l’accesso ai servizi pubblici, il diritto a vivere in famiglia, l’accesso all’educazione ed alla formazione professionale, il diritto alla sicurezza ed alla previdenza sociale, la libertà di riunione e di associazione, il diritto di partecipare alla vita politica, il diritto di partecipare alle elezioni europee e di ricorrere agli organi della giustizia europea, il diritto alla mobilità nel territorio nazionale e nei diversi paesi dell’Unione Europea”.

– “La Consulta delle culture della città di Palermo è l’applicazione concreta di un modello in cui i diritti di cittadinanza sono connessi esclusivamente alla residenza”.

– “In Italia, l’iscrizione nelle anagrafiche della popolazione residente di un comune afferisce al diritto costituzionale di circolare e soggiornare liberamente sul territorio nazionale (art.16 Cost.) e nel contempo è requisito essenziale per poter effettivamente esercitare altri diritti fondamentali. Essa rappresenta un presupposto per qualsiasi processo di integrazione degli stranieri, compresi i beneficiari di protezione internazionale e i richiedenti asilo”.

Attualmente ogni nazione ha la sua propria legislazione per concedere il diritto di cittadinanza. Tutte le legislazioni sono ispirate a un principio fondamentale, la convenienza; essa si può realizzare tramite e due criteri: lo ius soli, più conveniente a paesi in grado di accrescere la propria popolazione tramite l’immigrazione, e lo ius sanguinis, più conveniente a paesi che vogliono mantenere il legame con i propri cittadini emigrati.

Occorre ridefinire il concetto di cittadinanza, non solo in Italia. Nella Carta di Palermo possiamo trovare un suggerimento per individuare un altro principio da cui dedurre i criteri per una nuova definizione del concetto di cittadinanza: il rapporto di inclusione o partecipazione fra la persona e la comunità. Si deve valorizzare la forte connessione che esiste fra gli attuali concetti di residenza (comunità locale) e di cittadinanza (comunità ampia). Qui vivi qui sei cittadino!

Possiamo rappresentare questa connessione in una visione concentrica: il centro è la persona; essa appartiene alla comunità locale (residenza), la quale appartiene a una comunità più ampia (cittadinanza nazionale), la quale appartiene a una comunità ancora più ampia (cittadinanza della UE), ecc. La persona, chiunque essa sia e dovunque essa si trovi, è titolare di diritti e doveri verso le altre persone (Dichiarazione universale dei diritti umani); in quanto appartenente a una comunità locale ha particolari diritti e doveri verso quella comunità (residenza); in quanto appartenente a una comunità nazionale ha diritti e doveri verso la nazione (cittadinanza nazionale); in quanto appartenente alla Ue ha diritti e doveri verso la UE (cittadinanza UE); ecc. E si tratta di appartenenze simultanee e quindi di cittadinanze che sono una cittadinanza unica. Non è possibile scinderle e concederle successivamente per gradi o in base a specifici meriti o requisiti. Possiamo quindi sostituire il principio “convenienza”, da cui i criteri dello ius soli e dello ius sanguinis, con il principio “persona”, da cui il criterio dello ius comunitatis o, più precisamente, ius comunitatum. Dal principio “convenienza” per cui prevalgono le ragioni politiche, economiche e militari dello Stato, al principio “persona” per cui prevalgono le ragioni della libertà, della uguaglianza, dell’appartenenza e della partecipazione alla comunità.

 

 

9.- Emergenza, struttura e causa.

Uscire dall’emergenza, dalle tante emergenze, è necessario. Io sono persona”.

– “Il processo migratorio è spesso un’emergenza, una drammatica emergenza. Ma è soltanto la punta dell’iceberg dell’inevitabile ordinario spostamento di milioni di esseri umani; tale fenomeno è connesso alla globalizzazione, alle crisi economiche e politiche di lungo periodo”.

– “È necessario evitare la cronicizzazione delle emergenze, tutte riconducibili ad un dato strutturale: l’impossibilità di bloccare lo spostamento di milioni e milioni di esseri umani”.

– “La soluzione alle emergenze, presenti in tutto il mondo e non soltanto nel Mediterraneo, non può prescindere, dunque, da una visione progettuale che abbia come elemento centrale il riconoscimento del migrante come persona. Io sono persona”.

– “La migrazione non può dunque essere considerata come un problema di frontiere, di identità culturale e religiosa, di politica sociale e di accesso al mercato del lavoro. Si deve uscire dalla logica e dalle politiche dell’emergenza che durano ormai da decenni. La mobilità umana costituisce un fattore strutturale della nostra società e non una questione di sicurezza. Occorre liberalizzare questa mobilità umana e valorizzarla come una risorsa e non come un onere aggiuntivo per i paesi di destinazione. Nel nostro paese si tratta di dare concreta attuazione agli articoli 2 e 3 della Costituzione, rendendo effettivi i diritti fondamentali della persona e rimuovendo gli ostacoli che ne impediscono la piena realizzazione”.

– “La punta dell’orizzonte è pertanto il passaggio dalla migrazione come sofferenza alla mobilità come diritto umano.”

La migrazione con sofferenza, benché avvenga periodicamente con flussi più intensi e tali da mettere in crisi le capacità recettive dei paesi accoglienti (emergenza), non è tuttavia una serie di emergenze spiegabili e governabili in se stesse. Si prende atto che esse avvengono ormai in continuazione e che saranno durature; quindi i paesi di destinazione dovranno disporsi e attrezzarsi per accogliere e valorizzare con questo flusso di migranti, che viene definito una “migrazione strutturale”.

Certo, passare dal concetto di “emergenza” a quello di “struttura” è un passo avanti nel cammino della consapevolezza verso il complesso problema della migrazione con sofferenza. Tuttavia è opportuna una precisazione sul significato di questi termini. Mentre è chiaro ed appropriato dire che non si tratta di migrazione emergenziale, dovuta cioè a cause accidentali e imprevedibili, non è però altrettanto appropriato definirla migrazione strutturale. Siccome il termine struttura o strutturale indica un elemento ineliminabile di un sistema, senza del quale cioè il sistema si distrugge, allora chiamare strutturale questa migrazione, significherebbe pensare che essa sia ineliminabile, cioè che sia necessaria alla sopravvivenza della società umana. Ma questo contrasta con l’affermazione fondamentale della Carta: “Dalla migrazione con sofferenza alla mobilità umana come diritto inalienabile”. Cioè: la migrazione avviene con sofferenza, la mobilità avviene per diritto. Perciò sostituire il concetto di migrazione emergenziale con quello di migrazione strutturale non significherebbe riconoscere il diritto alla mobilità, ma significherebbe solamente affermare che essa, la migrazione con sofferenza, sia ineliminabile dalla società umana, così come è ineliminabile un elemento strutturale da un qualsiasi sistema.

Allora occorre introdurre un altro concetto, cioè il concetto di “causa-effetto”, e definire questa migrazione con sofferenza una “conseguenza” del sistema mondo nord e mondo sud; cioè finchè il rapporto, economico, politico, militare, fra questi due mondi sarà quello attuale continuerà anche la migrazione con sofferenza. Essa, che ne è la conseguenza, potrà cessare solo se muteranno i rapporti fra questi due mondi. La migrazione con sofferenza non è un elemento strutturale della società umana, ma solo la conseguenza della sua divisione in mondo nord e in mondo sud; solo la mobilità per diritto può essere elemento strutturale della società umana; quando la società umana non sarà più divisa in mondo nord e in mondo sud. Realizzare questa condizione è un imperativo etico perché la mobilità per diritto spetta a ogni persona.

 

10.- Il diritto alla dignità.

La Carta non parla solo della migrazione e della mobilità, ma anche della dignità che va riconosciuta alla persona nel paese accogliente. Analizza esplicitamente tre aspetti che costruiscono la dignità: il lavoro, la casa e la salute, ma certamente possiamo sottintendere e aggiungere anche l’istruzione. Nella Carta sono descritti vari problemi inerenti a questi tre aspetti della dignità della persona alla luce degli articoli 2 , 3 e 32 della Costituzione italiana che non distingue tra migranti e cittadini ma si rivolge a tutte le persone presenti sul territorio nazionale, siano esse cittadini o migranti. La dignità, cioè i diritti fondamentali della persona, spetta in misura uguale a tutti. Occorre vigilare su questi problemi, occorre correggere molte norme, occorre soprattutto praticarle correttamente e tempestivamente.

 

 

11.- Io sono persona, ovunque.

La Carta si limita a trattare il problema della migrazione e del diritto alla mobilità e della accoglienza. Tuttavia non possiamo non vedere in essa una indicazione precisa e utile per gestire un intervento finalizzato a creare le condizioni affinchè sia rispettata la dignità della loro persona non solo nel paese accogliente, ma anche “a casa loro”. Le stesse condizioni che creano la dignità nel paese accogliente possono e devono crearla prioritariamente nel paese di nascita. Quindi lavoro, casa, salute e istruzione: questo è l’aiuto che gli uomini del mondo nord possono e devono offrire agli uomini del mondo sud, a casa loro.

La dignità della persona deve essere realizzabile in qualunque luogo. Essa deve essere la stessa sia nel mondo nord sia nel mondo sud. Solo a questa condizione potrà cessare la migrazione con sofferenza e realizzarsi la mobilità come diritto. E implicitamente, insieme al diritto alla mobilità, coesisterà anche il diritto di vivere nel luogo dove si nasce. Ovunque con dignità.

 

Varese 30.09.2015                                                                                        Mario Cucchi

nonno.nuvola@tin.it

 

 

 

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